Sulle tracce di Improvvisamente l`estate scorsa

Improvvisamente l’estate scorsa | Lo shock che conduce alla follia

La scomparsa di Liz Taylor, avvenuta recentemente, lascia un gran vuoto nella storia del cinema. Con lei, ultima divina, si chiude definitivamente l’epoca delle grandi star: non si dimenticano il magnetismo dei suoi magnifici occhi viola ed il volto perfetto e sensuale. Di lei hanno detto: “spesso la sua bellezza offuscava il suo grande talento”. La sua magistrale interpretazione in Improvvisamente l’estate scorsa ne è prova concreta.

Diretta nel `59 da Joseph L. Mankiewicz, la pellicola è tratta dall’omonimo dramma teatrale di Tennessee Williams, che ne curò anche la sceneggiatura per il cinema insieme a Gore Vidal. Il “Codice Hays” (una serie di linee-guida che per molti decenni ha governato e limitato la produzione del cinema negli USA.) costrinse Vidal a togliere qualsiasi riferimento all’omosessualità, e questi, assistito anche dalla maestria di Mankiewicz, rivide molti dialoghi, in modo che quel tema scottante fosse solo sfiorato. Si decise che Sebastian, “il diverso” di cui si parla continuamente nel film, non avesse né voce né volto. La storia ha, sin dalle prime scene, un forte impatto sullo spettatore: ogni sequenza, curatissima in tutti i particolari, fa intuire che qualcosa di tremendo sia avvenuto “l’estate scorsa”.

Il film narra di Catharine (Liz Taylor), una giovane donna che ha accompagnato suo cugino Sebastian in un viaggio in Spagna, dove il giovane è morto in circostanze tragiche e colme di mistero. La mente della ragazza è rimasta talmente scossa dall’evento da rimuovere ogni dettaglio dalla memoria. Il dramma preoccupa molto la madre dello scomparso, Violet (Katharine Hepburn), elegantissima signora, già avanti negli anni, raffinata e sempre vestita di bianco, esattamente come suo figlio, al quale era legata da un affetto morboso. Violet piange sconfortata la perdita di Sebastian, ma, ancor di più, è convinta che il racconto non chiaro di sua nipote Catharine possa sporcarne la memoria. Pertanto, dopo averla fatta rinchiudere in manicomio, contatta il giovane chirurgo John Cukrowicz (Montgomery Clifft), specialista in un delicato intervento al cervello: la lobotomia, da effettuare (dietro promessa di laute donazioni all’ospedale che desidera ingrandire con un intero padiglione dedicato a Sebastian) sulla nipote. Cukrowicz, che ha già visto e interrogato Catharine, dimostra delle perplessità, non soltanto per i rischi che l’operazione presenta – morte o perdita totale della memoria – ma soprattutto perché, a suo avviso, Catharine non è affatto pazza, ma piuttosto fortemente turbata da un choc violento. Basterebbe, a detta del medico, un opportuno trattamento psichiatrico perché lei possa ricordare come sia morto il cugino e superare quindi trauma e fobie. Così avviene: Catharine a casa della zia, alla presenza di sua madre, suo fratello e del Dr. John, riesce a rivelare che il cugino le aveva chiesto di accompagnarlo per il suo viaggio, non perché fosse innamorato di lei, ma per usare la sua bellezza come esca per attrarre compagnie maschili. Sono queste compagnie ad essere responsabili della sua orrenda morte; la madre di Sebastian, che in gioventù aveva accompagnato in viaggio il figlio senza mai accorgersi di nulla, alla rivelazione impazzisce.

Il film ricevette 3 nomination all’Oscar (Katherine Hepburn ed Elizabeth Taylor quali attrici protagoniste e la sceneggiatura); Liz vinse il Golden Globe quale miglior attrice drammatica nel 1960, quando Improvvisamente l’estate scorsa fu inserito tra i migliori 10 film dell’anno. La pellicola è un capolavoro per l`acume e la crudezza, per quanto velata, con cui viene trattata l’omofobia. Ancora, la ricercatezza della regia, la martellante colonna sonora e le scene in bianco e nero della casa e dello spaventoso giardino di casa Venable ne fanno un`opera indimenticabile, perfettamente calibrata e capace di rendere la narrazione ossessiva e colma di autentica tensione.

Magda Errico

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