Habemus Papam. Il ritorno di Moretti

L`angolo di Michele Anselmi | Pubblicato su Il Secolo XIX

Dai girotondi al Conclave. Nanni Moretti mette da parte la politica, non si impanca più a coscienza critica della sinistra in cerca di un leader e si immerge nei rituali sontuosi e antichi della Chiesa, per evocare la tragedia di un Papa perplesso, che rifiuta il Soglio perché si crede inadeguato al ruolo, paralizzato dalla paura di sbagliare. Una svolta, per certi versi, tre anni dopo “Il Caimano”: così Moretti,spento l’urlo di piazza Navona contro i capi della sinistra con i quali non si vince mai, racconta un altro urlo, strozzato in gola, quello che il suo Papa francese, appena eletto, grida ai cardinali sgomenti.
Un Santo padre così non s’era mai visto al cinema. Umano troppo umano, nonostante la chiamata divina. “Habemus Papam” è un film che farà discutere, ma tutt’altro che irriverente o blasfemo, semmai rispettoso del dilemma morale di quell’uomo speciale, anzi riscaldato da un’affettuosa ironia nei confronti dei porporati.
Il gusto per i dettagli è tale che Nanni Moretti s’è divertito a elaborare, uno per uno, i finti titoli dei veri quotidiani che appaiono in “Habemus Papam”. C’è anche quello del “Secolo XIX”, inquadrato con insistenza. Recita a tutta pagina: «Nella notte voci infondate indicano l’arcivescovo di Genova». È lo stesso Papa appena eletto, nel film, a scorrere quei titoli, camminando per Roma, in abiti civili, confuso tra i pellegrini. Ha la faccia confusa e atterrita dell’85enne Michel Piccoli. Nominato sommo pontefice alla terza votazione, il cardinale Melville non si sente adatto a ricoprire quell’incarico così prestigioso. Vuole scomparire, annullarsi. «Lasciatemi andare, vi prego» implora. Ma la fumata bianca ha annunciato al mondo che c’è un nuovo Papa. Così il porporato, spaventato all’idea di doversi affacciare al balcone, si sottrae alla volontà divina e sfugge al controllo della scorta.
Folla delle grandi occasioni, ieri a Roma, per l’anteprima ufficiale del film di Moretti. Fino a mercoledì sera non era prevista la conferenze stampa, solo un’apparizione domenica da Fabio Fazio su Raitre; ma poi, in extremis, il regista ha deciso di materializzarsi per incontrare i giornalisti alla vigilia dell’uscita nelle sale. Cinquecento copie, producono Raicinema e Fandango.
È un Moretti diverso dal solito, loquace, scherzoso, solo a tratti sembra tradire un po’ di stanchezza, di tensione. «Sapete, faccio un film a ogni…». «…morte di Papa» ribattono i giornalisti. «Ecco, l’avete detto voi» commenta Moretti, alla sua maniera. Il film, costato 8 milioni di euro e molto impegnativo sul piano scenografico (la Cappella Sistina è stata ricostruita a Cinecittà quasi a grandezza naturale), segna per alcuni versi una novità nella filmografia del cineasta. Anche se lui, nei panni di un eminente psicoanalista chiamato in Vaticano per aiutare il Papa smarrito, si diverte ogni tanto a fare morettianamente il verso a se stesso. Nel film il portavoce sospettoso, accompagnandolo dal Pontefice, gli ricorda «che i concetti di anima e inconscio non possono coesistere»; lui ascolta, sorride e scandisce: «Be’, ora vedremo».
Lo stesso piglio, tra sospensioni ironiche e divagazioni buffe, Moretti sfodera incontrando i cronisti. Che non ama, notoriamente, si vede anche da come ritrae sullo schermo il vaticanista di un tg. In sala c’è chi  vorrebbe farlo parlare di attualità, del “caimano” Berlusconi, magari del processo breve. «Preferivo e preferisco parlare solo del film» invece stoppa. Un collega insiste: «Cosa pensano i francesi dell’Italia?». Lui replica: «Quel che vogliono, non aspettano i miei film per decidere. Non capisco la domanda». Eppure la Francia coproduce  “Habemus Papam”, l’ambasciata francese ha messo a disposizione della troupe cortile e saloni di Palazzo Farnese; e tra qualche settimana il film gareggerà a Cannes. Non è una novità: Moretti piace molto ai cugini transalpini, sin da quando, 33 anni fa, “Ecce Bombo” fu invitato in concorso sulla Croisette.
Ma oggi, appunto, il regista-attore non vuole farsi coinvolgere nella disputa politica. Lui che, ai tempi dei girotondi, provò a immaginare un Papa straniero capace di guidare il popolo della sinistra, oggi fa un film, divertente e tormentato allo stesso tempo, su un vero Papa straniero in crisi di identità. «La guida di cui avete bisogno non sono io, non posso essere io» dice Piccoli nel discorso finale, e sembra quasi di ascoltare Moretti. Il quale, non a caso, confessa di rispecchiarsi un po’ in entrambi i personaggi: il cardinale e lo psicoanalista.
Alla domanda «le piacerebbe che Papa Ratzinger vedesse il suo film?», replica laconico: «Se vuole…». E aggiunge: «Quasi ogni lettura è lecita. Da parte mia, non penso a nessun tipo di pubblico quando giro un film. Con “La stanza del figlio” non mi rivolgevo agli psicoanalisti, con “Habemus Papam” non mi rivolgo alle gerarchie ecclesiastiche». Nello scrivere la storia Moretti assicura di non essersi fatto «travolgere dagli scandali che riguardano la Chiesa» finiti un anno fa sui giornali.  «Volevo semplicemente raccontare un personaggio fragile e tormentato che si sente inadeguato di fronte al ruolo che gli capita di dover ricoprire, nonostante il potere immenso che ne deriva. Tutto questo all’interno di una commedia. A tutti noi consiglio un percorso simile a quello del mio cardinale, a patto che il senso critico non ci paralizzi e condizioni». E già che c’è rivela che la sceneggiatura è stata spedita a monsignor Gianfranco Ravasi – «se gli piaceva bene, sennò uguale»> – solo per ottenere il permesso di girare a piazza San Pietro. Dove, alla fine del film, la folla di fedeli sembra apprezzare quanto afferma il dubbioso Papa prima di rinunciare al Soglio. E cioè: «Questa Chiesa ha bisogno di grandi cambiamenti». In sala i critici di “Avvenire” e “La Civiltà Cattolica” non fanno una piega, a loro il film è piaciuto.

Michele Anselmi 
  
      

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