Aronofsky sostituisce Bertolucci come presidente di giuria a Venezia

L`angolo di Michele Anselmi | Pubblicato su Il Secolo XIX

Sembrava l’accoppiata perfetta per la Mostra di Venezia 2011, l’ultima ufficialmente diretta da Marco Müller (ma vedrete che il direttore sinologo, dopo otto anni, sarà riconfermato per un terzo mandato). Bernardo Bertolucci presidente di giuria e Marco Bellocchio Leone d’oro alla carriera. Non è andata così. Bellocchio riceverà comunque il premio per l’insieme dell’opera, mentre Bertolucci, atteso l’11 maggio a Cannes per ritirare la Palma d’oro d’onore dalle mani di Robert De Niro, è stato sostituito in extremis. Sarà infatti Darren Aronofsky, newyorkese, classe 1969, già Leone d’oro per “The Wrestler”, a presiedere la giuria veneziana dal 31 agosto al 10 settembre. Aronofsky è un “cocco” di Müller, di sicuro non sarà stato difficile convincerlo a tornare al Lido, dove ha presentato in concorso tre dei suoi cinque lungometraggi: “The Fountain” nel 2006, “The Wrestler” appunto nel 2008, “Black Swan” l’anno scorso.

Il nome è stato prospettato martedì ai cinque consiglieri d’amministrazione della Biennale, che hanno approvato senza troppo entusiasmo. S’aspettavano una personalità di maggior spicco, appunto Bertolucci, ma il direttore della sezione cinema ha spiegato che Aronofsky era l’uomo giusto. Fa fede il tono entusiastico del comunicato ufficiale, dove si legge: «Figura chiave del cinema contemporaneo, la cui opera è in continua dialogo con evoluzione e mutazioni dei diversi linguaggi cinematografici (…)». E a proposito di “Black Swan”: «Un film fenomeno per aver saputo coniugare la sensibilità del cinema indipendente più ardito, in cui Aronofsky s’è formato, con quella del grande pubblico, le dimensioni pulp del melodramma e dell’horror con quella “alta” della ricerca espressiva più originale».

Sarà. Fatto sta che il “Corriere del Veneto”, l’unico ad aver anticipato la notizia, parla di «nome innocuo ma sufficientemente divistico». Mentre dai Beni culturali per ora non filtrano commenti ufficiali. Giancarlo Galan probabilmente non vuol fare la figura del predecessore Bondi, il quale, dopo Venezia 2010, annunciò senza sprezzo del ridicolo e con pessimo gusto: «D’ora in poi intendo mettere becco nella scelta delle giurie veneziane». Vero è, però, che al Collegio Romano, sede del ministero ai Beni culturali, la scelta del cineasta americano è stata accolta con discreta freddezza. Ecco alcuni giudizi raccolti dal “Secolo XIX”: «Dal venerabile maestro Bertolucci al giovane rampante Arofonsky? Speriamo che ci prenda, il giovanotto». «Müller è abile nello spendere sempre gli stessi nomi, quei quattro-cinque che ha in agenda, frullandoli per ruoli diversi: concorso, giuria, premio alla carriera. Ma il giochetto ormai ha un po’ stancato».

Ci si chiede, adesso, se Aronofsky riuscirà nell’impresa di regalare a Venezia un palmarès inattaccabile. Poi si sa: il grande nome, di per sé, non è sinonimo di verdetto perfetto. Nel 2001 il presidente Nanni Moretti laureò, alla fine dei giochi, il mediocre “Monsoon Wedding” di Mira Nair. E nel 2008 Wim Wenders, proprio facendo vincere “The Wrestler” di Aronofsky, sembrò scegliere la strada più convenzionale, indolore. Col settantenne Bertolucci, impegnato subito dopo l’omaggio di Cannes con la pre-produzione di un film in 3D tratto dal romanzo di Niccolò Ammaniti “Io e te”, non sarebbe andato così. In molti ricordano ancora la cinefila scelta di campo con cui, presidente di giuria a Venezia 1983, il regista di “Novecento” orientò compattamente il voto dei colleghi a favore di “Prénom Carmen” dell’idolatrato Jean-Luc Godard.

Non che i problemi della Mostra di Venezia siano questi. I lavori del nuovo Palazzo vanno a rilento, l’enorme cantiere non è un bel vedere, urgono sale e strutture. Il presidente di giuria conta, nel senso che più autorevole è il nome più si rafforza l’immagine del festival, ma poi sono i film a imporsi su tutto il resto, glamour compreso. Da questo punto di vista, Cannes sembra aver fatto il pieno, almeno sulla carta. Però Müller ha in serbo buone frecce. Sul fronte italiano è pressoché certa la presenza di Cristina Comencini ed Emanuele Crialese, rispettivamente con “Quando la notte” e “Terraferma”. Gianni Amelio potrebbe portare il suo film francese tratto da “Il primo uomo” di Camus. Mentre anticipazioni americane danno al Lido “Carnage” di Roman Polanski, “Dark Horse” di Todd Solondz e “A Dangerous Method” di David Cronenberg. Mica male, no?

Michele Anselmi

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