Source Code: in loop tra passato e futuro

Source Code | Duncan Jones colpisce ancora

Dopo il riflessivo (e filosofico) Moon, ecco Duncan Jones cimentarsi con il cinema americano, in un thriller al confine tra realtà e fantascienza dove la componente onirico-spirituale deve vedersela con il senso di spettacolarità e popolarità tipici dello stile hollywoodiano. 

Source Code inizia con il capitano Colter Stevens (Jake Gyllenhaal) catapultato all’interno del corpo di uno sconosciuto a bordo di un treno con destinazione Chicago in una tranquilla mattinata di sole. Nel giro di poco si arriverà a capire che il pluridecorato militare fa parte di un complesso (fisica quantistica e viaggi spazio/temporali lo dimostreranno) programma governativo volto a sventare alcune incombenti minacce terroristiche. Il nome del programma è, per l’appunto, Source Code.
 
Tralasciando gli aspetti prettamente tecnici (quante lauree in materie scientifiche ci vorrebbero per dare una spiegazione credibile di questo programma?), il Source Code prevede la possibilità di poter rivivere gli ultimi 8 minuti di vita di una persona, il tutto, in questo caso, per sventare un omicidio di massa. Gli ultimi 8 minuti come giustamente immaginerete non bastano al nostro protagonista quasi nemmeno a capire i panni di chi sta vestendo, da questo deriva un loop di scene vissute e rivissute, attraverso le quali Colter Stevens dovrà non solo ricostruire tassello per tassello la situazione in cui si trova, ma anche (e soprattutto) immaginare possibili scenari di risoluzione del tutto. Il classico “tempo scaduto, si ricomincia”, attraverso scene, luoghi, fatti, dialoghi ed episodi già avvenuti, già vissuti.
 
Ok, d’accordo la storia non è delle più originali, o meglio, è una sommatoria di filoni già esplorati da diversi generi del cinema mondiale: c’è il sogno interrotto del recentissimo Nolan, c’è il soldato che entra nei panni di un’altra creatura di Cameron, c’è il personaggio intrappolato sempre nelle stesse situazioni di (…vediamo…chi tiro in ballo…) Lola Corre, c’è addirittura l’avanti e indietro nel tempo della saga Back to the future. Beh insomma il saper mescolare tutti questi generi, proiettando letteralmente lo spettatore nel turbinio di angosce, paure, dubbi e perplessità di un protagonista a tratti “ex machina” e a tratti marionetta nelle mani del governo americano, fa sì che Jones superi (forse non a pieni voti) la prova del cinema “pop”; quello per intenderci dove la storia d’amore fra il personaggio maschile e femminile (Michelle Monaghan) della prima scena del film è talmente scontata che non portarla a termine sarebbe quasi un crimine.
 
Positiva l’interpretazione di Gyllenhaal, bravo, a nostro avviso, a dilazionare la sua presa di coscienza durante tutte le immersioni nella realtà parallela (anzi passata!) trasmettendo il giusto mix di sicurezza ed insicurezza, timore e rabbia, emozione e pentimento per le diverse situazioni che ne hanno contraddistinto la vita da uomo e da soldato.
 
Source Code è nelle sale da venerdì scorso e per quel che riguarda la sua promozione è interessante vedere come la produzione si serva di alcuni rami ben distinti della web promotion per farsi pubblicità, cosa che ultimamente accade per parecchi film, soprattutto quelli a base fantascientifica. Sulla pagina facebook del film ci sono infatti diversi giochi in tema con la storia della pellicola, che stimolano la curiosità degli appassionati, puntando a generare viralità ed a coinvolgere il maggior numero possibile di utenti. Chissà se si avranno soltanto 8 minuti a disposizione…

Marco Napolitano
 

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