David di Donatello. Per Martone e per la Patria

L`angolo di Michele Anselmi | Pubblicato su Il secolo XIX

Nell’anno dei festeggiamenti per il 150° dell’Unità d’Italia poteva non essere il mazziniano e risorgimentale “Noi credevamo” a vincere il David di Donatello? No, infatti è andata così. Intendiamoci, con tredici candidature, contro le dieci di “Benvenuti al Sud, le otto di “La nostra vita” e “Basilicata coast to coast”, le quattro di “Una vita tranquilla”, il bel film di Mario Martone s’era già piazzato in vantaggio sul fronte delle cinquine; ma certo il tema, purtroppo poco frequentato dal cinema italiano, deve aver fatto il resto, convincendo i 1.600 giurati a compattare il voto sul cineasta napoletano. Di sicuro non sarà contento il piemontese e cavourriano Aldo Cazzullo, che a più riprese ha stroncato “Noi credevamo”, definendolo "noiosetto, come tutti quelli di Martone" e "decisamente anti-risorgimentale, non da destra come i neoborbonici ma da sinistra; contro l’unificazione vera, reale, storica, in nome delle utopie tradite".
Forse un po’ atteso, il David a Martone è comunque meritato. Benché distribuito da Raicinema all’inizio con scarsa convinzione (uscì in sole 25 copie, 55 in meno di “Goodbye Mama” della molto sostenuta Michelle Bonev), “Noi credevamo” ha incassato 1 milione e mezzo di euro, entrando nel dibattito politico e culturale, facendo discutere gli storici, piacendo a cinefili e pubblico normale, dimostrando che non si vive di sole commedie. Non sorprenda l’assenza di “Habemus Papam” di Nanni Moretti, uscito il 15 aprile, troppo tardi per poter concorrere ai David, ma vedrete che a giugno farà il pieno di Nastri d’argento.
E veniamo agli altri premi consegnati ieri sera nel corso della cerimonia, ripresa in diretta da RaiMovie e mandata in differita da Raiuno a tarda notte (pilotava onestamente nella noia il solito Tullio Solenghi). Se “Noi credevamo” vince portandosi a casa sette statuette, inclusa quella per la sceneggiatura, il David per la migliore regia è andato al Daniele Luchetti di “La nostra vita”. Film di forte impronta sociale, tosto e riuscito, che regala anche il David per l’interpretazione maschile a Elio Germano, già premiato a Cannes 2010. Nel ricevere il premio dalle mani di Catherine Spaak, l’attore ha voluto ricordare i 250 mila lavoratori dello spettacolo che esprimono "pensiero indipendente e crescita economica". Subito dopo ha urlato: "Niente missioni di guerra". Paola Cortellesi vince alla voce miglior attrice protagonista per “Nessuno mi può giudicare”: nella commedia di Massimiliano Bruno è brava, spiritosa, eclettica, e tuttavia rischia di ripetersi se va avanti così. A farne le spese sono stati soprattutto il camaleontico Kim Rossi Stuart di “Vallanzasca. Gli angeli del male” e la toccante Isabella Ragonese di “La nostra vita”. Ha di che essere soddisfatto, invece, Rocco Papaleo. Col suo “Basilicata coast to coast”, road movie gentile e sudista, s’è imposto nella categoria regista esordiente, avendo la meglio sul favorito Aureliano Amadei di “20 sigarette”.

Che sarebbe stata una sorta di “Martone’s day” s’era intuito sin dal primo pomeriggio. Quando il regista aveva letto, nel corso del tradizionale incontro al Quirinale tra Napolitano e i candidati al David, un ispirato intervento. "Carissimo Presidente, niente più del cinema in Italia ha saputo dare l’idea della straordinaria articolazione di differenze che formano il nostro Paese" era stato l’incipit. Nella Sala degli Arazzi, piena più di altri volte di registi, attori, sceneggiatori, tecnici del cinema, anche il neoministro ai Beni culturali Giancarla Galan. Nessuno ha sentito nostalgia del predecessore Sandro Bondi, spesso assente e offensivo nei confronti dei cineasti; ma è anche vero che Galan, annunciando la sua presenza a Cannes, ha potuto parlare in una situazione ben più favorevole, grazie al rifinanziamento del tax-credit e al cospicuo reintegro del Fus.
Al "clima più disteso rispetto allo scorso anno" s’è riferito proprio il presidente Napolitano. Il quale, nel complimentarsi con il quasi ottantenne e amico Ettore Scola, al quale è andato il David alla carriera, ha invitato i presenti "a continuare a credere, nel cinema e in altre cose". Per concludere così tra gli applausi, riferendosi al film di Martone: "Noi credevamo. Noi crediamo".
Niente da fare per Checco Zalone. Snobbato dalle candidature, con l’eccezione di una segnalazione per la migliore canzone originale, “Che bella giornata” non ha vinto nemmeno in quella categoria. Un mese fa ne era nata una polemica, con il produttore Pietro Valsecchi che proprio al “Secolo XIX” aveva confessato: "Una vergogna. Dico solo una cosa. Alla luce di queste candidature, ritengo il David una buffonata, un premio obsoleto". Infatti ieri non è salito neanche al Quirinale.

Michele Anselmi

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