Rapporto annuale Federculture, settima edizione

Federculture | Rapporto annuale

Pur indicando una leggera flessione che segue il generale andamento della crisi economica, la spesa delle famiglie italiane per la cultura e lo spettacolo ha registrato un aumento di circa  il 7% della spesa totale, e tra il 1999 e il 2009 in termini assoluti è aumentata del 24,3 %. In particolare, le biglietterie dei cinema hanno visto crescere i propri introiti del 25% e il teatro di quasi il 4%.  E’ quanto emerge dal rapporto annuale di Federculture (la Federazione che associa operatori pubblici e privati attivi nel campo della cultura e del tempo libero) giunto alla sua settima edizione. Il volume dal titolo “La cultura serve al presente”. Creatività e conoscenza per il benessere sociale e il futuro del Paese (edito da Etas), è a cura di Roberto Grossi e si apre con la prefazione del presidente emerito della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi.
Dal rapporto Federculture dati incoraggianti sul numero dei visitatori di siti e monumenti statali, che, dopo due anni di flessione, sono aumentati del 6,4%, mentre la spesa del pubblico per la musica classica ha subito una variazione in aumento di circa il 5,9%.
Non altrettanto positiva, invece, la situazione dei finanziamenti. Solo nell’ultimo anno, tra il 2010 e il 2011, la caduta delle risorse è stata di quasi il dodici per cento. A ciò si aggiunge il crollo del finanziamento statale per lo spettacolo: il Fondo Unico per lo Spettacolo del 2005 era di 464 milioni nel 2005, per il 2011 si prevede uno stanziamento di 258 milioni di euro, quindi meno 44%. Per non parlare dell’intervento dei privati nel settore che negli ultimi quattro anni si è ridotto di quasi otto milioni di euro. A questo proposito Corrado Passera, amministratore delegato di Intesa San Paolo, ha suggerito l’idea di mettere in campo con più forza lo strumento della leva fiscale per ricavare risorse da destinare alla cultura.
In sostanza dai dati statistici contenuti nel rapporto emerge un elemento importante, la cultura resiste alla crisi in netta controtendenza al crollo dell’intervento pubblico nel settore culturale. Gli italiani, contrariamente alle aspettative, non sono insensibili alla cultura anzi non intendono rinunciare al consumo di un bene che sembra diventato essenziale. Partendo da questo assunto, i curatori dell’edizione 2010 hanno voluto dedicare un focus sul concetto di valorizzazione della cultura non solo in termini di cassa, e dunque della sua remuneratività economica, ma anche in quanto strumento in grado di “rafforzare il senso di appartenenza al proprio territorio, favorire lo sviluppo dell’individuo e facilitare il raggiungimento del benessere collettivo”
Il recupero di una dimensione sociale della cultura non solo sgombra il campo dagli equivoci sulla necessità o meno di un sostegno pubblico al settore: la cultura è una cosa seria e quindi è giusto finanziarla con i soldi pubblici, ma allo stesso tempo impone pericolose riflessioni sulla debolezza della politica culturale italiana. L’inadeguatezza di tale politica si traduce nella mancanza di stabilità e certezza del finanziamento, il Fondo Unico per lo Spettacolo è stato reintegrato solo recentemente,  e di una programmazione coerente degli interventi statali nel comparto della cultura.
“Il riconoscimento del valore sociale ed economico della cultura come facce della stessa medaglia”, è l’auspicio  di Roberto Grossi, espresso durante la presentazione dell’edizione 2010 del rapporto. “E’ evidente” – aggiunge il presidente di Federculture –  “che il Paese non può fare a meno di una politica per la cultura, che deve entrare a far parte delle strategie nazionali”.
Riflettori quindi puntati sul nuovo ministro della cultura Giancarlo Galan che recentemente ha dichiarato di garantire il proprio impegno per riattivare negli imprenditori italiani la fiducia e la credibilità necessarie a far crescere gli investimenti in cultura”. Un compito forse ancora più arduo sarà quello di restituire credibilità al Ministero dei Beni Culturali.

Monica Straniero
 

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