Uomini senza legge | W l’Algerie libre

Uomini senza legge | Tra gangster movie e ricostruzione storica 

Messaoud, Abdelkader, Saïd. Tre fratelli che prendono tre strade di vita diverse: l’esercito, la politica, la fortuna a Paris. Ma la vita, o forse il destino, li conduce a ritrovarsi proprio nella capitale francese e lì danno anima e gambe alla lotta di liberazione dell’Algeria, la loro patria colonizzata dai francesi.
 
Libertè, justice e revanche sono i sentimenti che animano i tre protagonisti di Uomini senza legge (Hors-la-loi) di Rachid Bouchareb, presentato in concorso alla 63esima edizione del Festival di Cannes e candidato agli Oscar 2011 come Miglior film straniero. Il regista francese (ma di origine magrebina) torna ancora una volta a confrontarsi con la Storia, perno inamovibile della sua filmografia (dal film d’esordio Baton Rouge al più recente London River). E lo fa con tono partecipe e sommesso.
L’opera è un ibrido tra gangster movie e film storico, di uomini e non eroi, con un respiro pacatamente epico e privo di eccessi. Infatti non siamo di fronte a gangster puri e duri, dalla faccia pulita e l’animo nero, di gusto americano come quelli di Era mio padre di Sam Mendes. E manca pure quel ritmo incessante che ci scorta on the road tra sparatorie ostentate e spettacolari come nel pregiato Nemico pubblico di Michael Mann. Bouchareb mette in scena il sangue, la rivolta, gli spari e le manganellate, ma con compostezza e grande attenzione storica. E’ proprio questo che piacerà a chi ama le ricostruzioni storiche e deluderà chi invece si aspetta un gangster movie di sapore transoceanico su sfondo algerino.
Non c’è spazio per mielosi sentimentalismi metropolitani, né per perbenismi di sceneggiatura. La pellicola, seppur con qualche inciampo, procede di buon passo tramite un montaggio che alterna vita pubblica (ad esempio la diffusione del verbo indipendentista in fabbriche, bar, piazze) e vita privata (basta citare le ripetute scene di discussione fra i tre fratelli).
Vigorose, realistiche, ben calate nei personaggi e sul “campo di battaglia” urbano le performance attoriali del trio delle meraviglie Jamel Debbouze, Sami Bouajila e Roschdy Zem, fedelissimi di Bouchareb e vincitori come collettivo (con l’aggiunta di Sami Naceri) del premio di migliori attori a Cannes 2006 per Indigènes.
 
Uomini senza legge è quindi un’opera cruda e crudele, con picchi da brivido sulla schiena ma anche pause semi-stagnanti. E’ un insolito mix di generi che si colloca in una terra di mezzo senza soluzione. E questo è allo stesso tempo fattore positivo e fattore negativo, discriminante di un’opera intensa che però non convince del tutto. Senza infamia e senza lode. E senza legge.
 
         
Tommaso Tronconi
 

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