Friedkin all`Auditorium. Incontro con un maestro

Viaggio nel cinema americano | Il regista di Cruising e L`esorcista incontra il pubblico

L’auditorium Parco della Musica è stato ancora una volta lo scenario ideale per l’ultimo appuntamento della stagione con “Viaggio nel cinema americano”, iniziativa a cura di Antonio Monda e Mario Sesti e realizzato dalla Fondazione Cinema per Roma. La formula dell’evento, ben collaudata nelle passate edizioni, si è rivelata vincente, regalando al pubblico un’occasione unica per incontrare registi del calibro di Tim Burton, John Turturro, Todd Solondz, James Ivory, Spike Lee, Sydney Pollack, Arthur Penn, Joel e Ethan Coen, David Lynch, Jim Jarmusch, Michael Cimino, Terry Gilliam, Ethan Hawke, Debra Winger, Christopher Walken.

Questa volta ad accomodarsi su una delle quattro poltrone sistemate sul palco della Sala Sinopoli, immersa in un’atmosfera frizzante, uno dei registi americani più rappresentativi degli anni ’70, William Friedkin , autore di Quella notte inventarono lo spogliarello, Il braccio violento della legge e L’esorcista. Dopo i preamboli di rito, è partita la prima sequenza di immagini del film che lo ha reso celebre in tutto il mondo, un classico che ha inevitabilmente influenzato la filmografia successiva, L’esorcista. A distanza di 40 anni dalla sua uscita, il film è ancora capace di far venire i brividi e suscitare disagio e disgusto davanti ad una delle scene più impresse nell’immaginario collettivo, i vomiti verdastri della piccola Regan. Con L’esorcista, la cui trama è spirata ad uno dei tre casi di possesso diabolico che la Chiesa considerava autentici, Friedkin rivela di aver voluto mettere in scena l’eterna battaglia tra Bene e Male che è in ognuno di noi, spingendosi consapevolmente oltre i limiti del mostrabile. Il regista, incalzato dal pubblico, coglie l’occasione per contestare l’etichetta di genere horror che da 40 anni viene attribuita al film, precisando ancora una volta che si tratta di una storia sul mistero della fede.

La carrellata di immagini prosegue con alcune scene tratte dai film Quella notte inventarono lo spogliarello del 1968 e Festa per il compleanno del caro amico Harold del 1970. Il primo è chiaramente un omaggio agli spettatori degli anni venti, “gli americani volevano vedere anche quel genere di film”,  precisa  il regista. Con il secondo lavoro, Friedkin porta sullo schermo un argomento tabù come l’omosessualità maschile, i suoi inquietanti risvolti esistenziali e la necessità  di sottrarsi al severo giudizio della società. Il regista ricorda alla platea le proteste della comunità gay per l’immagine cupa ed eccessivamente deviata che l’autore restituisce del mondo omosessuale. 

La seconda parte dell’incontro si sviluppa sulle sequenze tratte dal film Vivere e morire a Los Angeles del 1985. Quando si riaccendono le luci, Friedkin spiega la sua predilezione per le scene di inseguimenti in auto capaci di rendere partecipe lo spettatore di un evento che “sembra  vero”  e di trasmettere quella sensazione di follia che pervade il protagonista, in perenne lotta tra bene e male. Il tema della sottile separazione tra giusto e sbagliato, la calata  negli inferi dei protagonisti e il degrado metropolitano nel cui sottobosco gli stessi si muovono, si ritrovano nelle scene di uno dei film polizieschi più famosi della storia della cinematografia, Il braccio violento della legge. A proposito di questo film, girato nel 1971 e premiato con cinque premi Oscar, Friedkin ha voluto raccontare al pubblico come il protagonista, Gene Hackman, non fosse stato la sua prima scelta in quanto riteneva l’attore, per la sua storia personale, non pronto a calarsi nei panni di un poliziotto dai metodi sbrigativi e poco ortodossi per sopravvivere in una New York violenta e dissoluta.

Il discorso sembra diventare ancora più interessante quando, dopo una breve visione di una sequenza di Cruising del 1980, il pubblico apprende di come il film, ambientato nei locali gay newyorchesi, soprattutto sadomaso, viene aspramente criticato per le sue scene crude e scabrose. Ad oggi Cruising vanta il record delle proteste della comunità gay per il modo in cui, ancora una volta, Friedkin dipinge in modo eccessivamente problematico il mondo omosessuale. L’ultimo tributo cinematografico viene dedicato al film La preda del 2003, in cui l’autore ripropone  la tecnica dell’inseguimento, a suggello delle parole pronunciate nelle prime battute dell’incontro: “gli inseguimenti sono le mie scene preferite in quanto espressione di cinema puro capaci di dare un tono realistico al film”.

L’incontro si è concluso con una piccola sessione di domande da parte del pubblico al quale il regista ha rivolto un ironico invito, “ vi chiedo di non fare domande stupide”. Mi sento di condividere  il consiglio del maestro e di riportare lo scambio più significativo. Alla domanda se è d’accordo sulla definizione di realismo visionario attribuita ai suoi film, l’autore risponde che gli piace molto come approccio alla realtà, ma pensa che i suoi film non facciano parte di quel filone. L’autore aggiunge che tutti i suoi film sono pure finzioni anche se si basano su fatti realmente accaduti. Che dire? William Friedkin ha scoperto nuove frontiere del linguaggio visivo e rinvigorito il genere horror e poliziesco, ma ha dimostrato di essere anche una persona dotata di grande senso dell’umorismo e capace di trasmettere bellezza ad una platea entusiasta.

Monica Straniero

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