Nastri d`Argento: più nomination meno proteste

L`angolo di Michele Anselmi | Pubblicato su Il Riformista

Tutti dentro, così non protesta nessuno? Dopo i David di Donatello anche i Nastri d’argento si “allargano” un po’, predisponendo cinquine fluide, elastiche, nelle quali uno stesso attore, per dire, gareggia con due o tre film e la categoria della commedia si estende addirittura a dodici titoli. Una decisione che il Direttivo del Sindacato giornalisti cinematografici, evocando scherzosamente “Quella sporca dozzina” di Robert Aldrich, spiega in termini di «provocatoria dilatazione della cinquina speciale, ormai diventata una categoria a sé, con un riconoscimento che, andando al film, premia il suo autore, i produttori a anche il cast». Ora nessuno nega che il prepotente rilancio di una certa commedia italiana abbia risollevato le sorti del cinema nazionale, producendo exploit travolgenti sul piano degli incassi e del gradimento popolare. Ma ci si chiede, nel momento in cui si avvicina la premiazione del 25 giugno nella sontuosa cornice del Teatro Antico di Taormina, se giovi alla cinefesta questa moltiplicazione delle candidature o se non sia invece un tributo eccessivamente generoso.

Magari è giusto così, le cerimonie hanno bisogno di parterre affollati. Di sicuro ne è convinta Laura Delli Colli, presidente del Sngci, che venerdì sera ha raccolto nella romana Villa Medici una ricca porzione di cinema italiano proprio per annunciare le candidature ufficiali della 65ª edizione. Folla delle grandi occasioni, tra brindisi e chiacchiere, flash dei fotografi e microfoni televisivi, a testimonianza di un’annata proficua per il cinema tricolore, se è vero che l’italica quota di mercato ha superato il 60 per cento (meno bene è andato il computo generale del biglietti).

Dodici commedie, si diceva. Praticamente i selezionatori hanno inserito tutti, scordandosi però di “Se sei così ti dico sì” di Eugenio Cappuccio, che sarà pure andato male al botteghino e tuttavia, ma qui siamo nel campo dei gusti personali, meritava una segnalazione nell’augusta dozzina, ben più dello stanco dittico “Femmine contro maschi” & “Maschi contro femmine” di Fausto Brizzi o dell’esangue farsa “Senza arte né parte” di Giovanni Albanese. Meno male che Emilio Solfrizzi figura nella cinquina per i migliori attori.

Escluso dai David con comprensibile scorno del produttore Pietro Valsecchi, secondo cui il premio pilotato da Gian Luigi Rondi sarebbe  «una vergogna, una buffonata, una roba obsoleta», “Che bella giornata” del fenomenale Checco Zalone si riprende lo spazio che gli appartiene gareggiando in tre gironi. Mentre, nell’euforia generale originata dal commedificio italiano, appare un po’ pleonastica la doppia menzione a Paolo Genovese, per “Immaturi” e “La banda dei Babbi Natale”. Si dirà che anche i Golden Globe, storici rivali degli Oscar, separano i film drammatici dalle commedie, stabilendo un doppio percorso di premiazione. Ma lì i titoli per categoria restano cinque, e non si sgarra. D’altro canto siamo in Italia, dove si preferisce – vale anche per i David, i Ciak d’oro, i Globi d’oro, senza differenza alcuna – incrementare i riconoscimenti, gli omaggi, i premi alla carriera, le targhe, le targhette e i guiderdoni.

Nel caso dei Nastri, sono stati già annunciati nei giorni scorsi i premi speciali a “Noi credevamo” di Mario Martone come film dell’anno, con tanto di benedizione quirinalizia, e al Pupi Avati di “Una sconfinata giovinezza” per il sensibile approccio ai temi dell’Alzheimer. Meritevoli  entrambi, non ci piove, se non fosse che la panoplia degli affetti non si esaurisce lì: ci sono Emidio Greco, Fulvio Lucisano, Marina Piperno, il documentario “L’ultimo Gattopardo” di Tornatore, Michel Piccoli per “Habemus Papam”, altri ancora. 

A proposito del film di Nanni Moretti. Tornato a mani vuote da Cannes ma benissimo venduto all’estero, “Habemus Papam” guida la classifica dei numeri con sette candidature contro le sei a testa di “Benvenuti al Sud” e “Nessuno mi può giudicare”, le cinque di “La solitudine dei numeri primi”, le quattro a testa di “Malavoglia”, “Una vita tranquilla”, “Vallanzasca. Gli angeli del male” e “20 sigarette”. Non ci sono dubbi che, nello scrutinio finale ad opera degli iscritti al Sngci, sarà Moretti ad aggiudicarsi il Nastro per il miglior film, diciamo drammatico. Sul fronte della commedia, chissà: certo sarebbe un piccolo atto di coraggio laureare il mozartiano “Gianni e le donne” di Gianni Di Gregorio.  Ma vedrete che non accadrà.

Michele Anselmi

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