Continua il viaggio di Angelopoulos nella Storia

La Grecia di Angelopoulos | Secondo atto della trilogia

La polvere del tempo è il secondo capitolo di una trilogia pensata dal grande regista greco Theo Angelopoulos. Nel 2004 dà l’avvio con La sorgente del fiume, un racconto sul destino di due innamorati in quella Grecia di inizio Novecento, dove è un incalzare di guerra in guerra. Ideato a cavallo del nuovo secolo, La polvere del tempo viene presentato nel 2009 al Festival di Berlino, ma solo due anni dopo è giunto nelle nostre sale cinematografiche. Una distribuzione in 40 sale italiane grazie a Movimento Film, società di distribuzione e produzione rivolta a tutti quei film indipendenti italiani e stranieri di qualità che, per particolari contenuti e tematiche sociali, o per scarso interesse del mercato, hanno incontrato difficoltà ad essere distribuiti nel nostro Paese.

Un cast artistico di tutto rispetto con Willem Dafoe, Bruno Ganz, Michel Piccoli, Irene Jacob. Senza tralasciare le straordinarie musiche di Eleni Karaindrou. Il film è un gioco di parti, racconta l’esigenza di A, un regista americano di origine greca, di girare un film sulla storia d’amore di una donna, sua madre, verso due uomini che amò sino alla fine e che l’amarono sino alla fine. I personaggi si cercano e si ritrovano in un viaggio nello spazio, nel tempo e negli eventi della seconda metà del XX secolo in Siberia, Italia, Germania e Grecia. Ma A si ritroverà immerso nei suoi ricordi, ripercorrerà quegli anni con dolore e la sua vita, il suo presente finirà a far parte della sua stessa sceneggiatura.

The dust of time, una polvere che confonde il passar del tempo, è un tentativo per capire ciò che il mondo è stato ed è. Se il primo tomo ripercorreva il dramma e la disperazione dei destini in una Grecia sotto il dominio del potere nazista, ora il dramma continua a perpetuarsi nello smarrimento di quelle vite segnate dal ricordo e dai traumi del passato. E’ un intrecciarsi tra la desolazione di una lotta e in qualche modo il crollo di quelle speranze e sogni per cui si continua a lottare. Un ciclo dove la Storia non si ferma, inizia a guardare al presente e si accorge di quanta disillusione e amarezza si trascina con sé. Tutto ciò che si è pensato e sognato nel secolo scorso si è drasticamente frantumato con l’entrata brusca del nuovo secolo. Il regista accentua, attraverso alcune scene e con la figura di personaggi chiave e simbolici, la tragedia del desiderio di morte che finisce per raggiungere anche generazioni che, in fondo, non hanno vissuto la guerra, ma che si trovano comunque nel mal di vivere, in uno stato di abbandono psicologico. Il suicidio nel fiume di Jacob rappresenta proprio la delusione delle idee, degli ideali per cui a lungo ha combattuto, e per cui si ritrova una vita disgregata. La figura della piccola Eleni, invece, è il filo innocente che lega i due secoli, è il frutto del passato e il risultato del nuovo, ma non solo, rappresenta la nuova speranza con cui ci si accinge ad affrontare il nostro presente, la nostra nuova Storia all’insegna di forti tensioni sociali e nuove ribellioni. Già, perché per Angelopoulos la Storia, la grande e la piccola Storia, continua. E’ una ripetizione della tragedia che si ripresenta in contesti differenti.

E lo sa bene l`autore, testimone del periodo turbolento della guerra del 1940, dell’occupazione tedesca in una Atene abbandonata e successivamente reduce dalla guerra civile del 1944. Attento osservatore della realtà, per Angelopoulos il viaggio, l’esilio, i confini, il destino umano, l’eterno ritorno, sono temi, quindi, che lo hanno sempre ossessionato e continuano ad ossessionarlo nel suo cinema. Esasperata interpretazione, scenograficamente fuori dal tempo, un continuo intrecciarsi tra presente e passato. Il grande cineasta si impone con il suo stile cinematograficamente anacronistico, gioca con i tempi morti e i piani sequenza, una scelta non logica per integrare la sua idea di tempo naturale nello spazio, in cui le azioni si fanno attendere e quelle più importanti spesso avvengono fuori l’inquadratura. “Noi abbiamo passato un mare per andare in un altro mare” dice il regista. L’altro mare è proprio il titolo del prossimo film che chiuderà la trilogia, un film in uscita nell’autunno prossimo e che si avvale di una formula strana di coproduzione, in quanto vedrà Paesi in passato in conflitto tra loro, come Turchia, Israele, Grecia. Racconterà la storia di attori e scioperanti, e la storia tra un padre e la figlia, o meglio, di chi ha generato la crisi e chi purtroppo l’ha ricevuta.

Patrizia Miglietta

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