Bronson | Le vie della violenza

Bronson | L’ora (d’aria) della violenza

“Io non sono cattivo, ho soltanto il lato oscuro un po’ pronunciato” era l’attenuante che si dava il Bel Renè nel Vallanzasca di Michele Placido. Un’ammissione caratteriale e intima estendibile (all’ennesima potenza) a Michael Peterson, in arte Charles Bronson, il più pericoloso carcerato d’Inghilterra. Con suntuosa ed eclettica maestria il miglior regista al Festival di Cannes 2011 (col film Drive), Nicolas Winding Refn, ci conduce nella vita di un personaggio che è meglio perdere che trovare. Lo fa dando forma, luce e adrenalina a ciò che Bronson racconta di sè on stage, in teatro, da grande mattatore, di fronte ad una platea ora schifata, ora ribelle, ora entusiasta. Tom Hardy (co-protagonista in Inception di Chris Nolan), fisico gonfiato da wrestler, rasato a zero e con mustacchi da vichingo, dà gambe, fiato e muscoli ad un personaggio epico, di quelli che sconfinano tra mito e leggenda. Una vita passata a fare il tour delle carceri, vissute come hotel dal comfort variabile, sempre accolto col tifo da stadio degno di un’icona pop.
 
Un “bravo ragazzo” poco raccomandabile, al quale prudono facilmente le mani sin da ragazzo (incubo dei professori che si vedono volare addosso banchi scolastici!). Di quelli che ne tira di santa ragione senza porre filtro tra la mente e un pugno ben assestato. Ma non è la solita prova alla Van Damme, tutto cazzotti e calci volanti con l’immedesimazione di una capra. Emerge un uomo che prova piacere sadico in un continuo corpo a corpo da vivere con istinto bestiale e sessuale (molteplici le scene in cui si spoglia e si cosparge di olio). Hardy dimostra tutto il suo talento in particolare nelle vesti di clown. Cerone bianco, smoking stretto, sorriso smodato alla Joker, parla agli occhi del pubblico con l’audacia e la crudeltà di un grande condottiero. 

Refn ha un’alta padronanza del “mezzo cinema”: inquietudine e poesia scaturiscono da carrelli su carrelli, golosi rallenty, riprese a macchina fissa (in particolare frontali). Il tutto è come guidato da un disegno divino. L’estro tocca l’apice nelle scazzottate da sotterraneo Bronx dove i pugni sono accompagnati da effetti sonori da videogame. E non fa sconti allo stomaco dello spettatore, includendo morbosi schizzi di sangue e rigagnoli di saliva acida on the floor.
 
Assolutamente trascinante la colonna sonora, in contrappunto e consonanza alle sequenze. Un aggressivo e cullante lirismo zampilla dalla fusione degli estremi: Va Pensiero di Verdi, L’oro del Reno di Wagner, Madama Butterfly di Puccini si miscelano al synth pop dei Pet Shop Boys e alla musica elettronica di Glass Candy. Per non parlare dell’attenzione ai rumors, tra cui dominano leossa sgranocchiate. Insomma, un’opera completa e affascinante sotto molteplici aspetti, di un regista letteralmente da pedinare d’ora in poi. Attendiamo nelle nostre sale Drive per incidere sulla pietra questo giudizio.
 
Tommaso Tronconi

 

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