Il giallo di Giallo/Argento

L`angolo di Michele Anselmi | Pubblicato su Il Riformista

Sul trailer la voce paciosa di Paolo Lombardi rifà pari pari l’Hitchcock di Carletto Romano. «Signore e signori, buonasera. Avverto lo spettabile pubblico che il maestro, esaurito il rosso, ricomincia dal giallo… argento». Arriva oggi in poche copie, distribuito da Lumière Group, il nuovo thriller del maestro del brivido. Nuovo per modo di dire: “Giallo”, ora ribattezzato “Giallo/Argento”, è un film del 2009 bloccato da grane legali e infinite vicissitudini risoltesi solo sul finire del 2010, quando uscì direttamente in dvd. Sembrava un capitolo chiuso, uno dei più amari nella carriera del 71enne Argento, da qualche giorno impegnato nelle riprese di un ennesimo “Dracula” (però in 3D) girato tra Biella, Torino e Cinecittà. Invece, contro ogni regola commerciale, il disgraziato film prova in extremis a confrontarsi col pubblico del grande schermo.
Funzionerà l’azzardo estivo? Chissà. Le ultime tre cine-creature, cioè “Non ho sonno”, “Il cartaio” e “La Terza Madre”, non lasciarono il segno, e anche questa, benché irrobustita da due attori squisitamente polanskiani,  Adrien Brody ed Emmanuelle Séigner, non aggiunge granché al medagliere. Di capolavoro neanche a parlarne, però chi ama il genere potrà divertirsi a rintracciare le stimmate di un autore che ha sempre lavorato sui temi della paura e gli artifici della suspense. Solo che Argento, a differenza dei coevi Romero, Carpenter o Craven, sembra cristallizzato in un cinema usurato dalla ripetizione, stilisticamente stanco, intriso di ossessioni più esibite che vissute.
Vero è che Dario “Psyco” Argento diffida dell’analisi, benché maneggi  incubi, rimossi e pulsioni. Quattro anni fa, festeggiato al festival di Pesaro con tanto di impronte su un’erigenda “walk of fame”, spiegò: «Sono una persona solitaria, viaggio da solo, faccio le vacanze da solo, sto chiuso in casa per settimane, ma non sono pazzo. Mi piace così. Mai andato in terapia. Mi basta leggere Freud e fare i miei film per tenere sotto controllo i miei istinti». Infatti aggiunse, a scanso di equivoci: «A volte penso che se invece di fare cinema avessi dato retta al Sessantotto, forse sarei finito in galera. O sotto terra». Grazie a Dio un terrorista in meno e un autore in più.
Malato d’esoterismo e fervente cattolico, citato gloriosamente in “Juno” come maestro dell’horror, di sicuro ben infisso nella coscienza collettiva degli italiani, Argento continua a proporsi come un bambino crudele e perverso che, chiuso nella propria stanza, osserva gli altri dal buco della serratura. Il rinnovato riferimento a Hitchcocok è una scemenza. Lo spiegò bene lo sceneggiatore e amico Franco Ferrini: «Hitch è un tardo vittoriano, un uomo pieno di pruderie, un segaiolo. Invece Dario, coi suoi film, tira fuori l’uccello». Non precisamente quello dalle piume di cristallo. E magari anche in questo c’è un riflesso psicoanalitico.
Però “Giallo/Argento” è quello che è. Un film nato male e finito peggio, nonostante il budget di tutto rispetto: si parla di 14 milioni di dollari. Ambientato a Torino (ma diventa Milano nella versione inglese), il poliziesco rinverdisce la solita materia: un serial-killer si traveste da tassista per rapire belle ragazze straniere e sfregiarle orribilmente prima di accopparle. È lui, Flavio Volpe detto “il Giallo” per via dell’itterizia che ne ha alterato il colorito, l’uomo da prendere: schernito da piccolo all’orfanotrofio per l’aspetto orribile, si sta prendendo la sua vendetta contro la venustà femminile. Sulle sue tracce, mentre altre atrocità  incombono, il commissario Avolfi, pure lui vittima di qualche turba, e la bella hostess francese Linda, sorella di una delle donne scomparse.
Si può capire perché l’attore inglese, premio Oscar per “Il pianista”, si sia arrabbiato tanto col produttore insolvente, tal Richard Rionda Del Castro. In “Giallo/Argento” interpreta addirittura due personaggi, ma non sono la stessa persona: il tormentato poliziotto col pizzetto come Adrien Brody, l’irriconoscibile killer capellone come Byron Deidra (anagramma). Lo sdoppiamento mattatoriale in verità aggiunge poco a un film ampiamente stroncato dalla critica, perfino con toni eccessivi, girato da Argento senza particolare estro, seguendo la periclitante sceneggiatura di Jim Agnew e Sean Keller. Sull’ambiguo rapporto tra preda e cacciatore aveva già detto molto, se non tutto, “Corda tesa” con Clint Eastwood.

Michele Anselmi

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