Corn Pop. Uno, nessuno e quarantuno film

Quarantuno film che non vedrete  | Diario di uno spettatore

Troppo spesso nell’approcciare l’analisi filmica viene persa di vista la percezione soggettiva dello spettatore. Tale negligenza è ancor più dolorosa quando ci si accorge che ad essere dimenticata non è l’ultima e più superflua rotellina dell’ingranaggio, bensì quello che è, o almeno dovrebbe essere, il motore dell’intera macchina cinematografica. Lo spettatore, appunto. È chiaro che delle regole oggettive che delimitino e definiscano la critica cinematografica debbano esistere, altrimenti il rischio sarebbe quello di precipitare nel più bieco vortice del relativismo, sgretolando ogni critica obiettiva all’insegna del “a me è piaciuto”. Riuscire però a tenere maggiormente in considerazione le mille variabili soggettive che rendono l’oggetto film un oggetto apprezzato anche dopo la fruizione finale da parte dello spettatore non potrebbe far altro che contribuire a migliorare il prodotto cinematografico.

Interessante da questo punto di vista è l’esordio letterario di Daniele Emanuel Catalani che, con il suo Corn Pop – Quarantuno film che non vedrete mai (AltroMondo Editore), tenta un viaggio quasi impossibile nella soggettività dello spettatore. Quello che ne esce è un originale diario cinematografico, scandito non più dal susseguirsi dei giorni e delle settimane, ma dalle pellicole proiettate al cinema. Non si tratta di film introvabili o da collezionista, come il sottotitolo potrebbe ingannevolmente suggerire, ma dei classici titoli di una stagione cinematografica, che solo le lente logiche del mercato editoriale italiano hanno ormai reso titoli della stagione televisiva. Tra le quarantuno pellicole che compongono i quarantuno capitoli del libro troviamo successi di pubblico come The Millionaire o Milk, capolavori dell’animazione come Up o Valzer con Bashir, passando per film maggiormente autorali ma comunque di larga distribuzione come Il nastro bianco o A Serious Man.

La peculiarità di Corn Pop non risiede però nell’approccio critico ai film, quanto invece nella nuova natura che ognuna di queste pellicole assume agli occhi dello spettatore-autore. Il film non si ferma sul grande schermo, non finisce con la proiezione, ma prosegue e si allunga fino agli spettatori, penetrando fin dentro i loro vestiti, i loro occhi, la loro testa e quello che ne esce non è più il film che era stato proiettato, ma un`opera nuova, un film talmente unico da risultare assolutamente personale, un film che nessun altro potrà mai vedere. Tra le pagine del suo libro l’autore dichiara apertamente di essersi lasciato ispirare dall’arguta prosa di Nick Hornby e al suo eclettico modo di scrivere rimandano anche le spassose parentesi musicali e calcistiche che spuntano qua e là in Corn Pop.

 

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