Incontro con Desideri e Baraldi: gli scenografi del cinema italiano

L’oro di Ischia | Il festival dedicato alle location 

L’Ischia Film Festival è nato per valorizzare i luoghi del cinema: quelli visti nelle opere di questa nona edizione sono stati variegati e molteplici, dal cimitero arabo di Al-Qarafa, the City of the Dead al monastero urbano di Mindfulness and Murder, dalla costa sarda di Io sono qui al piccolo paesino di Campagnano in Tutto Calcolato, dalla Napoli dell`inglese Terry Gilliam in The Wholly Family alla Calabria di Corpo Celeste.
 
Spesso una location è sognata e immaginata dal regista, descritta in modo minuzioso e accurato dallo sceneggiatore oppure imposta dal produttore. Ne abbiamo allora parlato qui al Festival con gli scenografi del cinema italiano: Osvaldo Desideri, premio Oscar per L’Ultimo Imperatore di Bernardo Bertolucci, e Lorenzo Baraldi, scenografo di ben sedici film di Mario Monicelli, i quali ci hanno raccontato come nasce la scelta di un luogo e il rapporto tra lo scenografo e il regista nella realizzazione di un set.
 
Per Osvaldo Desideri, membro del Comitato d’Onore del Festival, la scelta di un luogo cinematografico è strettamente legata alla sceneggiatura, alla quale poi si può dare un’interpretazione, iniziando a dialogare con il regista, facendo ricerca del luogo oppure avendo un colpo di fortuna: l’individuazione di un luogo è un fatto magico, non si può stabilire a tavolino e noi italiani in questo siamo molto fantasiosi. La ricostruzione di un luogo o l’allestimento di mobili, come gli interni della città proibita dell’Ultimo Imperatore, di Salò o le 120 giornate di Sodoma, la casa del Conformista, il ristorante giapponese del primo Fantozzi, possono essere influenzati da uno stile pittorico, ma prevalentemente nascono dalla sceneggiatura.
 

 
Nell’incontro con Desideri si è analizzato anche lo stato d’arte del cinema italiano: l’assenza di una legge sul cinema italiano come quella francese, la corretta gestione dei finanziamenti pubblici, la superficiale lettura delle sceneggiature e la scomparsa delle tradizionali scuole d’arte e delle botteghe.
 
Per Lorenzo Baraldi, membro della Giuria dell’Ischia Film Festival insieme a Anna Pavignano, Boris Sollazzo, Edoardo Winspeare, lo scenografo svolge un lavoro fondamentale nella realizzazione di un film tale da stravolgere i luoghi individuati dagli sceneggiatori, come è accaduto per il set di Romanzo Popolare di Mario Monicelli.
 
Baraldi ha presentato qui al Festival il documentario del figlio Leonardo 43 Colonne in scena a Bilbao sul progetto architettonico AlhondigaBilbao, dove interpreta il ruolo dello scenografo Baraldi chiamato a realizzare 43 colonne diverse per stile, forma e materiale avvalendosi di otto laboratori italiani e spagnoli esperti nel lavorare le sculture in bronzo, acciaio, marmo, terracotta, mattoni, legno, cemento e pietra leccese. Per Baraldi, nel cinema italiano esistono ancora le botteghe degli artigiani, stanno invece scomparendo i falegnami, gli scultori del cinema: gli artigiani italiani, più professionali di quelli di altri paesi, non si perdono mai d’animo e riescono a lavorare anche con budget ridotti.
 

 
Alessandra Alfonsi
 

 

 

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