I Premi dell’IFF: menzione speciale a Io sono qui

L’oro di Ischia | Il Festival dedicato alle location

La nona edizione dell’Ischia Film Festival si è conclusa sabato 9 luglio con la serata di premiazione nell’incantevole location della Chiesa Barocca diroccata del Castello Aragonese, che ha ospitato in tutti i suoi scenari più suggestivi, come la Cattedrale dell’Assunta, Piazzale delle Armi, Terrazzo del Convento, Chiostro delle Clarisse e Casa del Sole, gli eventi di questa edizione.
 
Oltre al Premio per la Miglior Regia assegnato a Eugenio Cappuccio per Se sei così, ti dico sì, la Giuria del Festival, composta dalla sceneggiatrice Anna Pavignano, dallo scenografo Lorenzo Baraldi, dal regista Edoardo Winspeare e dal giornalista Boris Sollazzo, ha assegnato una menzione speciale per l’impegno a Io sono qui del regista sardo Mario Piredda.
 
Quest’opera, che ha già partecipato a molti Festival nazionali ed internazionali vincendo premi prestigiosi tra i quali la candidatura al David di Donatello 2011, la Menzione della Giuria dell’Est Film Festival e il Premio Rai Trade, è stato prodotta dall’Associazione Culturale Elenfant, fondata a Bologna nel 2004 con l’obiettivo di produrre e distribuire opere che affrontano tematiche storiche, sociali e di tutela dei diritti umani indagando le trasformazioni della società attraverso un linguaggio cinematografico poetico ed innovativo.
 
Io sono qui affronta con una superba fotografia, recente menzione speciale alla seconda edizione di Cinemavvenire Film Festival, il drammatico problema sociale, politico e ambientale delle radiazioni emesse da armi, che impiegano l’uranio impoverito, attraverso la storia personale di Giovanni Asara, che lascia la terra sarda per arruolarsi nell’esercito e partecipare alla guerra del Kosovo. Come suggella la didascalia finale, accompagnata dalla voce di Caterina Caselli che canta la simbolica Sole spento, Giovanni Asara e la sua storia di finzione nascono per denunciare le meschinità provocate dalle guerre: in particolare quella del Kosovo, durante la quale la Nato ha sparato 31.000 proiettili radioattivi provocando la morte per cancro di molti italiani.
 
La storia di finzione di Giovanni, quasi un manifesto ecosostenibile, è raccontata attraverso continui flashback e flashforward, che mostrano il protagonista al bar in compagnia dei suoi amici, i viaggi sulla tradizionale icona cinematografica della vespa, l’esercito italiano in Kosovo e la ricerca dei proiettili radioattivi.
 

 
Abbiamo incontrato all’IFF il giovane regista sardo, laureato in Storia del cinema al Dams di Bologna, che ci ha confidato come anche l’ideazione di questo film, come i precedenti lavori realizzati, sia nata pensando all`isola sarda pur trattando tematiche generali. E anche i futuri progetti saranno sempre ambientati in Sardegna: nascono sempre da scene immaginate nella sua terra sarda.
 
Il premio, che ha ricevuto alla nona edizione dell’Iff, conferma e rafforza così il particolare impegno di Piredda: già con il cortometraggio precedente Il suono della miniera aveva analizzato il lavoro delle donne sarde.
 
Alessandra Alfonsi

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