Vacanze a Ischia: Location Placement o Product Placement?

L’oro di Ischia | Il Festival dedicato alle location

Vacanze a Ischia, Caccia alla volpe, Cleopatra, Ischia operazione amore, il Talento di Mr. Ripley sono solo alcuni titoli di film girati nell’isola di Ischia, la cui principale risorsa economica è il turismo. Così nella terza ed ultima giornata degli Incontri Internazionali sul Cineturismo, svoltasi in occasione della nona edizione dell’Ischia Film Festival, sono stati analizzati proprio gli effetti delle pellicole cinematografiche su un territorio.
 
Film girati in particolari Regioni Italiane, come Benvenuti al Sud o La Passione di Cristo, hanno determinato un così forte impatto sui flussi turistici, tale da essere inclusi anche in guide turistiche.  I luoghi del cinema in Liguria ad esempio è una guida edita dal Touring Club, con il contributo della Mediateca Regionale Ligure in collaborazione con Genova Liguria Film Commission, dove sono illustrati itinerari attraverso le immagini che li hanno raccontati sul grande schermo, come i film di De Robertis e Rossellini. E così l’itinerario che va da Ventimiglia a Imperia è accompagnato da alcune scene di La stanza del figlio di Nanni Moretti, quello savonese da I bambini ci guardano ed infine il tradizionale paesaggio dei caruggi, del porto e delle industrie di Genova dalle pellicole che per un intero secolo hanno narrato le trasformazioni della città ligure dagli anni del dopo-guerra presente nei film noir, come Le mura di Malapaga e Achtung Banditi!, o ai recenti anni dei film che sono una trasposizione cinematografica delle poesie di De Andrè, come Amore che vieni, Amore che vai o La bocca del lupo.
 
La Provincia di Ferrara in collaborazione con la Camera di Commercio ha invece realizzato la prima guida di cineturismo Provincia di Ferrara: terra e cinema: un progetto innovativo finalizzato a far unire il territorio e il cinema, far conoscere la città attraverso le immagini cinematografiche e rendere fruibile e accessibile a tutti la cultura del cinema. Oltre ad una mappatura dei luoghi, un prezioso itinerario per il turista, grazie alla collaborazione del critico Paolo Micalizzi nella guida sono contenute le schede di film girati nella città, come Il giardino dei Finzi-Contini di Vittorio De Sica, L’Agnese va a morire di Giuliano Montaldo, La casa dalle finestre che ridono di Pupi Avati e Il grido di Michelangelo Antonioni.
 

 
Secondo, infatti, la definizione accademica, il cineturismo è una tipologia di turismo finalizzato a favorire la visita del luogo scelto per la realizzazione di un’opera cinematografica o televisiva: allora anche una pellicola cinematografica, come un grande evento sportivo, quale Olimpiadi e Mondiali di Calcio, o un evento religioso può catturare l’interesse di un turista su un luogo. Le stesse politiche di marketing riconoscono oramai il cinema come un importante mezzo di promozione turistica di un luogo: affermazione confermata dai dati di una ricerca, “L’Italia sullo schermo”, sull’incidenza del cinema nella scelta di una meta di viaggio dalla quale emerge che per un viaggiatore su tre la visione di un film o fiction televisive hanno influito molto o abbastanza sulla scelta di una destinazione.
 
Se poi le ricerche si focalizzano su un territorio particolare si scoprono altri dati. Livio Chiarullo, ricercatore presso la Fondazione Eni Enrico Mattei, ha analizzato gli effetti del film Basilicata coast to coast in Basilicata, considerato come uno spot di cento minuti sulla regione, il cui titolo nei mesi estivi successivi all’uscita del film ha accompagnato tutti gli eventi estivi organizzati dalle istituzioni locali.
 
Basilicata coast to coast è un esempio lampante di location placement di un territorio, dove la promozione del luogo è chiara sin dal titolo, alla quale poi si uniscono paesaggi, prodotti tipici e tradizioni locali.
 

 
Secondo, infatti, Andrea Piquè, il location placement è in realtà una forma di product placement, una modalità innovativa di comunicazione pubblicitaria del territorio, la cui promozione in passato ha utilizzato canali tradizionali, quali spot televisivi e cartellonistica. Si può però parlare di location placement solo quando la promozione del territorio produce effetti sull’incoming turistico tali quindi da spingere lo spettatore a desiderare il territorio e dunque visitarlo. Mentre in un film il product placement è facilmente riconoscibile perché è materialmente presente il prodotto, il location placement si può facilmente confondere con il set.
 
A volte però le due forme di comunicazione pubblicitaria, e quindi di promozione, di un territorio tendono anche a confondersi in una pellicola: ne è un esempio Letters to Juliet, realizzato dall’Associazione Ape, dove c’è un’unione perfetta di product placement, con la presenza nel film di alcuni marchi italiani di grandi industrie, e di location placement, come dimostra il trailer che, attraverso strategie di eco-marketing, rappresenta un vero spot della città di Verona.
 
A volte, invece nel progetto prevale soprattutto il product placement inglobato in una più generale strategia di location placement, come il progetto ideato nel 2005 dall’azienda partenopea Garofalo, Garofalo firma il Cinema, che sviluppa progetti ambientati a Napoli e finalizzati a mostrare una diversa immagine della città, come Passione di John Turturro, di cui l’azienda ha curato il lancio nel mercato statunitense.
 
Questo labile confine tra product placement e location placement dimostra quanto questo sia un campo innovativo sul quale è però necessario anche fare continua ricerca. Sono forme innovative di comunicazione pubblicitaria sul quale hanno forte incidenza le nuove tecnologie, come la guida GeoFilmRoma, un e-book, cioè libro cartaceo-digitale su cinema e sulla città di Roma.
 
Del resto proprio nella seconda giornata dei convegni sul cineturismo è stata illustrata la ricerca Open Cinema. Scenari di visione cinematografica negli anni `10, curata da Emiliana De Blasio e Paolo Peverini, sui cambiamenti delle abitudini del pubblico cinematografico con l’avvento delle nuove tecnologie, che hanno prodotto non solo una nuova tipologia di spettatore, quello appunto della rete, ma anche nuove forme di consumo creativo.
 
Alessandra Alfonsi
 

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