Dietro il buio e le altre note veneziane

Dal mito greco di Orfeo a Vecchioni | La musica è sempre vitale… pure al cinema

La musica è la vera star di questa 68ma Mostra d’Arte Cinematografica Internazionale rivitalizzando il Festival secondo proprio le intenzioni espresse dal direttore Marco Muller. La pop-star Madonna, che proprio qui a Venezia girò molti anni fa il dissacrante e ironico videoclip Like a Virgin, ha presentato il film W.E., la poetessa Patti Smith ha suonato sul tappeto rosso del Lido accompagnando l’anteprima di Pivano Blues sulla strada di Nanda, il documentario omaggio della giornalista Teresa Marchesi a Fernanda Pivano, e i registi Paris e Righetti in Questa storia qua, seguiti dall’intero paese di Zocca, hanno celebrato la carriera di Vasco Rossi, raccontata dallo stesso artista.
 

Nella sezione Giornate degli autori-Venice Days è stato poi presentato Dietro il buio, il lungometraggio di Giorgio Pressburger con Sarah Maestri e Gabriele Geri. Trasposizione teatrale di Lei dunque capirà, opera teatrale di Claudio Magris, il film ripropone e stravolge, in chiave contemporanea, il mito greco di Orfeo, il padre della musica e della poesia, cui il dio padre Apollo consegnò lo strumento musicale della lira, con la quale  rese mansuete le bestie più feroci e poi riuscì a sollevarsi dal dolore della perdita dell’amata Euridice.
 
La bravura e vitalità dell’attrice Sarah Maestri, che, con monologhi mai di impostazione teatrale, regge l’intero racconto filmico, non appesantiscono la fruizione cinematografica di un’opera nata proprio per il teatro e che mantiene anche nell’adattamento molte identità del teatro, dai monologhi, alle scene che riproducono un palcoscenico e il tipico buio di scena.
 
La fotografia di Giovanni Ziberna poi è quasi claustrofobica, ma chiaramente in sintonia con la narrazione: capace di sottolineare la dicotomia tra la vita esterna alla Casa, dove i colori sono lucenti e splendenti, e la vita interna della Casa, dove diventano opachi e forti per riprodurre l’immaginario collettivo della morte.
 
Girato tra Gorizia, Trieste e Grado, il film è stato realizzato a basso costo con il supporto del Centro di Cultura Contemporanea di Barcellona e prodotto da Sine Sole Cinema, casa di produzione e distribuzione fondata da Mattia Vecchi, Giovanni Ziberna e Valeria Baldan. La loro mission è la forte attenzione alla qualità del prodotto e all’impronta autoriale e poetica, che in quest’ultima opera è ancora di più valorizzata ed esaltata dalle molte sfaccettature dell’arte presenti. E’ un’opera, infatti, densa di citazioni artistiche: da quelle pittoriche come la scena iniziale di Euridice nella Casa di cura con una postura simile a quella del Cristo Morto di Mantegna, mitologiche con le immagini e la lettura, quasi integrale, del mito di Orfeo, filosofiche con il mito della caverna di Platone a quelle teatrali. Il film poi è suggellato dalla ballata romantica Euridice del Professore Roberto Vecchioni che accompagnano per tutta la sua durata i titoli di coda e accrescono l’impronta poetica del film.

A parte il genere cinematografico dei musical e i leit motiv musicali di alcuni registi, frutto di loro passioni musicali e scelte stilistiche, come l’aulico Bach in Pasolini che accompagna la vita della periferia romana, le note circensi in Fellini e il jazz in Allen, la musica ha sempre conferito un’impronta vitale ai racconti filmici. Molte pellicole si intitolano come brani musical, Hurricane di Bob Dylan, Man on the moon dei R.E.M. In altre opere le note musicali creano climax empatici, come l’incipit musicale di The End dei Doors, che in Apocalypse Now ritma i bombardamenti aerei o Summertime di Janis Joplin, i cui acuti vocali accrescono il pathos delle scene dell’assassinio di Peppino Impastato in I Cento Passi. In altre invece accompagnano costantemente l’intera opera filmica come i Rolling Stone, Beach Boys e Marvin Gaye nel Grande Freddo o Bob Dylan e Jimi Hendrix in Easy Rider diventando veri e propri film generazionali.
 
 
Alessandra Alfonsi

 

 

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