Scommettere sulla cultura per uscire dalla crisi

Cominciare dalla cultura | Insieme per il domani
 
In uno dei momenti più complicati della storia economica del nostro paese, scosso dalla crisi finanziaria, dalle divisioni politiche, dagli scandali e da scarse prospettive di crescita e di sviluppo per i prossimi anni, puntare sulla cultura per rilanciare l’economia, a molti, più che una sfida, appare un azzardo.

Eppure per gli organizzatori dell’iniziativa “Le città della Cultura” non è così. Promossa da Federculture, Anci, Upi, Conferenza delle Regioni, Legautonomie e Comune di Roma, la V Conferenza degli Assessori alla Cultura e al Turismo è andata in scena presso l’Auditorium Parco della Musica dal 22 al 23 settembre 2011 con una propria exit strategy per uscire dalla crisi. Due giorni di incontri, tavole rotonde e dibattiti durante i quali le autonomie locali, le imprese della cultura e gli addetti ai lavori hanno avanzato una serie di proposte concrete e articolate per rivendicare la centralità della cultura nella programmazione politica ed economica del Paese, in quanto asset qualitativo fondamentale e distintivo per il Made in Italy in grado, più di ogni altro settore, di contribuire alla ripresa.

Una sorta di “manifesto della cultura” quello presentato da amministratori locali, manager, operatori e imprenditori impegnati nelle cinque sessioni di approfondimento della Conferenza a dimostrare con forza il potenziale dell’industria culturale come motore per la crescita e lo sviluppo economico e sociale dell’Italia. In effetti le statistiche confermano la tendenza di un settore che, seppur in frenata e vittima di continui tagli di bilancio, continua a lanciare segnali di grande vitalità e a resistere all’impatto devastante di una crisi economica che non sembra destinata finire a breve. Dati alla mano: la spesa delle famiglie italiane per la cultura nel 2010 ha raggiunto il valore di 65,5 miliardi di euro, aumentando del 4,9% rispetto all’anno precedente e, nel dettaglio, la voce di spesa per servizi culturali, pari a 28 miliardi di euro, è cresciuta nel 2010 del 5,8% e negli ultimi dieci anni del 53,7%. Non solo, l’insieme delle attività legate alla produzione e ai servizi culturali presenti in Italia dà oggi lavoro a circa 1,4 milioni di persone, mentre lo Stato ha ridotto i propri investimenti nella cultura del 32,5 %, con uno stanziamento del Ministero per i Beni e le Attività Culturali nel 2011 al minimo storico di 1,5 miliardi di euro.

Ma ciò che emerso con forza nel corso della Conferenza è il contributo della cultura allo sviluppo del territorio, dove le amministrazioni locali hanno confezionato un’offerta culturale di qualità rivolta ad una clientela “locale”, visto che a differenza di altri settori economici quel che si definisce come job sharing (delocalizzazione di processi produttivi e di occupazione) è molto meno sviluppata.

A frenare gli entusiasmi sono arrivate le prime domande su come sfruttare al meglio tutto questo potenziale per stimolare l’economia. Serve anzitutto, come sottolineato nel corso della Conferenza, un impegno immediato a livello di poteri centrali verso una programmazione, anche finanziaria, di lungo termine degli interventi a favore della cultura. I promotori del convegno hanno anche invocato una maggiore certezza e stabilità dei finanziamenti statali per la cultura che permetterebbero oltretutto di favorire il coinvolgimento dei privati nel settore e porre fine alla logica della pura sponsorizzazione. Da più parti sono state avanzate proposte di riforma fiscale a sostegno delle imprese che intendono investire nella conservazione e nella promozione del patrimonio culturale del Paese e la contestuale rimozione di quelle norme che dal 2010 impongono limiti alla partecipazione dei privati alla gestione delle istituzioni culturali. Ed infine non poteva mancare un richiamo agli stessi operatori culturali ad un utilizzo più efficiente delle già scarse risorse a disposizione.

Il mondo della cultura presente al Convegno si è fatto quindi coraggioso portavoce di proposte concrete di riforma per rilanciare un settore che può rivelarsi una valida alternativa alla crisi, ma ancora una volta è mancato l’indispensabile confronto con i rappresentanti del governo che, ad onor del vero, non consente di valutare la reale portata dell’iniziativa. 

Monica Straniero 

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