Ecco cosa è passato alla manifestazione leccese dedicata all`indie

Cinema indipendente | Sesta edizione

Quando si parla di cinema invisibile si tende a considerare un prodotto cinematografico inferiore e di scarsa rilevanza, invisibile per l’appunto. Ma cos’è il cinema Indipendente? In Italia si sviluppa decenni fa per fronteggiare l’esigenza di far cinema svincolandosi dagli alti costi di produzione. La pellicola diviene così un’autoproduzione, a basso costo e soprattutto libera, da condizionamenti e condizioni imposte dai produttori, da logiche di distribuzione e dal sistema economico del mercato. La libertà di espressione nei contenuti e nelle forme di realizzazione fanno del cinema Indipendente un punto di forza e di riferimento anche per registi e attori affermati che, seppur disposti a compensi più bassi, ne riconoscono comunque la qualità artistica. L’importanza e l’interesse che riveste la produzione cinematografica indie, oggi, lo dimostra ormai il crescente numero di festival e rassegne che ogni anno in Italia si organizzano e si affermano tra gli appuntamenti per promuoverne la visione. Penalizzati dalla scarsa distribuzione a cui, purtroppo, sono relegati per il loro low cost, cortometraggi, videoclip, documentari e film Indie possono essere proiettati esclusivamente in festival ed iniziative private, che sembrano sempre più l’unica occasione per divulgarne la conoscenza.

Il Festival del Cinema Invisibile è l’appuntamento estivo leccese ideato e diretto da Nicola Neto e Ornella Striani del Cineclub Fiori di Fuoco di Lecce. Nella sua sesta edizione l’evento ha arricchito l’antico Teatro Paisiello di straordinari incontri interculturali. Per tre giorni, sei ore quotidiane di proiezione per trentacinque opere selezionate tra cortometraggi, documentari e film, il tutto con la partecipazione di alcuni ospiti, autori delle opere in concorso, confronti col pubblico e dibattiti sul cinema che verrà.

Un incontro culturale, dove l’Italia Unita si esprime nelle sue diversità e divisioni interne, tra peculiarità e forme di ordinaria quotidianità, di ciò che è stata e di ciò che ancora non è. Grazie alla collaborazione di Astràgali Teatro, nell’ambito del suo progetto Teatri Abitati, è nella bellissima cornice dell’antico teatro Paisiello di Lecce che tutto trova dimora, creando un’atmosfera magica in cui uno schermo è di scena e le proiezioni di luoghi, identità e vissuti scorrono annullando il tempo e le distanze. Si viaggia da Nord a Sud del Bel Paese affrontando tematiche del lavoro, della patria, della famiglia, del viaggio, dell’emigrazione e della mafia. Testimonianze e documentari di enorme interesse si emancipano dal tempo per far riflettere lo spettatore sui cambiamenti sociali e le indolenze di una società affranta, ma non ancora rassegnata. Con Midnight Bingo, il regista Antonio Longo riprende la realtà di una donna napoletana che, insieme ad un gruppo di amiche, trova una soluzione alternativa al distruttivo gioco del Bingo, trasformando il problema della tentazione in un momento ludico folkloristico. Tragico il connubio tra lavoro e amor di patria nel cortometraggio Amen di Maurizio Mazzotta, e Io sono qui di Mario Piredda, l’esigenza di un lavoro spinge molti ragazzi del Sud ad arruolarsi nell’esercito per poi mettere in gioco e perdere la propria stessa vita, sentimenti contrastanti tra amore e guerra. E poi ancora l’emigrazione con il documentario Battiti d’ali, di Pierluigi Mazzeo nostalgico sguardo di chi abbandona l’Italia, le proprie radici in cerca di fortuna all’estero. L’ultima raccolta, di Antonio Puhalovich è, invece, un documentario sull’ultima raccolta del tabacco nel Salento, un lungo giorno nei campi scandito dal rumore ritmico dei macchinari e dalla ripetitività dei gesti dei braccianti di una coltura ormai scomparsa. Racconti, testimonianze di un malessere quotidiano che tanto ricordano i documentari di Pier Paolo Pasolini, una fotografia nuda e cruda della società in un periodo, il nostro,  che dopo 40 anni stenta a migliorare. Sorprendente Diari di autunno, di Ruggiero Cilli, un corto delicato e intenso ispirato alle pagine di diario di alcuni studenti della periferia di Torino che affrontano gli anni dell’adolescenza con i dubbi delle amicizie e la curiosità dei primi amori, ma anche le prime ostilità di quelli che saranno i pregiudizi sessuali in una società ancora troppo bigotta, mentre la primavera si fa attendere. Stupenda la fotografia del film-documentario italiano in concorso più visto nei festival internazionali Lettere dal deserto (Elogio della lentezza) di Michela Occhipinti, un vero e proprio omaggio al tempo che scorre lento e pacifico nel deserto dell’India del Nord, dove le lettere scritte da parenti lontani sono le uniche forme di comunicazione e unica trama narrativa in cui si intrecciano le vite e le sorti dei parenti, sino a quando qualcosa cambia con l’impianto di un ripetitore di telefonia che sconvolge quella quiete e l’equilibrio già precario.

Il Premio Miglior film 2011 è stato assegnato a Bando di concorso di Giovanni Meola, una fiction ironica sulla questione mafiosa, una sceneggiatura grottesca per parlare della mafia e forse ridicolizzarne la prepotenza di potere. Negli Stati Uniti le più grosse case di produzione cinematografica hollywoodiane hanno provveduto a creare a New York City delle vere e proprie filiali per far fronte al mercato della produzione Indipendente  (tipo Miramax Films, Sony Pictures Classics), tanto da render difficile stabilire quanto realmente un prodotto sia da considerare Indipendente. In Italia nonostante la presenza di alcune case di produzione Indie, come la Fandango, esiste una realtà dove i registi continuano a preferire l’autoproduzione. 

Patrizia Miglietta

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