La fiction ai tempi della crisi

La televisione straniera racconta la crisi | L`Italia organizza convegni 

Crisi. Una parola che ormai riecheggia ovunque e non sta risparmiando nessuno, tanto meno le produzioni televisive. Ma mentre in Italia si spera in un’azione del governo italiano a sostegno del settore per fronteggiare la drastica riduzione degli investimenti pubblicitari, all’estero la crisi scatena le potenzialità creative degli autori televisivi ed alimenta ormai un genere drammatico emergente della fiction televisiva. Ad esempio il colosso britannico BBC ha realizzato un film per la TV The Last Days of Lehman Brothers, una sceneggiatura originale spirata ai fatti accaduti nel corso del fine settimana del 12 settembre 2008 che hanno portato al collasso la banca d’affari Lehman Brothers, trascinando il mondo nella più grave crisi finanziaria dalla seconda guerra mondiale. 

Sull’altra sponda dell’oceano, dove tutto è cominciato, la statunitense HBO ha recentemente mandato on air la miniserie Too Big To Fail. La fiction, che sarà proiettata in anteprima al Festival del cinema di Roma, Fuori concorso nella Selezione Ufficiale, si ispira all’omonimo romanzo di Andrew Sorkin, il reporter del New York Times, e racconta il dietro le quinte dei disperati tentativi del ministro del tesoro di Bush, Henry Paulson, e della Federal Reserve di arginare la crisi che avrebbe travolto di lì a breve  le banche di Wall Street con ripercussioni a livello mondiale.

Addirittura la Grecia, con una reputazione finanziaria ormai compromessa e sull’orlo del default, ha avuto il tempo di realizzare un’opera metà fiction e metà documentario dal titolo The Wasted Youth. Il film per la Tv narra la crisi economica greca e, con essa, le storie parallele di due persone molto diverse tra loro, ma le cui vite rimangono segnate tragicamente dagli effetti del terremoto finanziario che cambierà per sempre la storia economica, politica e sociale del loro paese. Ma la Grecia è voluta andare oltre e per dimostrare, attraverso politiche di austerità, di voler compiere ogni sforzo per risanare le proprie finanze e recuperare un minimo di credibilità a livello internazionale, ha deciso di chiudere il suo equivalente di Rai1, la rete ammiraglia della televisione pubblica greca, la ERT: Ellinikí Radiofonía Tileórasi.

Invece l’Italia, in evidente crisi creativa, preferisce raccontare la crisi economica e il suo impatto sul futuro dell`industria della produzione indipendente entro i confini rassicuranti di una Conferenza organizzata dall’Associazione Produttori Indipendenti (APT) nella giornata conclusiva del RomaFictionFest.  La discussione si è arenata ancora una volta su questioni come il disinteresse dello Stato a tutelare i produttori indipendenti, a disciplinare, attraverso codici di condotta, il rapporto tra produttori e broadcaster e a varare norme destinate a riequilibrare gli investimenti fra cinema e tv.

In effetti, come sottolineato dal professor Bruno Zambardino della Fondazione Rosselli, in alcuni paesi le agevolazioni fiscali sono concesse non solo al cinema ma anche ai produttori di fiction. Per il presidente dell’APT Fabiano Fabiani, è sbagliato continuare a sottovalutare l`impatto economico e culturale della fiction televisiva, che, a differenza del cinema, fuori dalla logica dell’assistenzialismo, ha dovuto far continuamente i conti con il pubblico e il mercato. Mentre Carlo Degli Esposti della Palomar, vicepresidente dell’APT, ha richiamato l’intervento più importante del legislatore europeo nel settore audiovisivo, la direttiva “Tv senza frontiere” del 1989, con l’obiettivo, tra gli altri, di attenuare il gap degli investimenti pubblici fra cinema e tv. In Italia le misure di recepimento delle norme europee sull’audiovisivo sono oggetto di una valutazione in corso presso la Commissione Europea, al fine di accertare se e in che modo  siano state  recepite i diversi elementi della direttiva.

A conclusione del dibattito sono arrivate parole di apprezzamento per la recente proposta di legge della Regione Lazio che ha messo a disposizione delle imprese dell’audiovisivo una notevole quantità di fondi, anche se continua a persistere all’interno del testo uno squilibrio tra investimenti destinati al cinema e alla fiction.

Ma al di là delle considerazioni di carattere puramente economico e normativo, sarebbe interessante organizzare un convegno sulla crisi di creatività che da anni affligge gli autori italiani, soprattutto nella scrittura e nell’arte della sceneggiatura, a beneficio delle produzioni anglosassoni e americane che con le loro mini serie stanno velocemente conquistando spazi sempre più ampi nella programmazione dei palinsesti televisivi.

Monica Straniero

 

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