Paolo Sorrentino presenta This must be the Place

Conferenza stampa | Nelle sale dal 14 ottobre

Sarebbe presuntuoso da parte mia dire che è un film sull’Olocausto. È un film che si muove su quello sfondo e vuole essere un nuovo punto di vista per esaminare la tragedia, non certo un racconto  completo”. Anche in conferenza stampa per la presentazione del suo film, insieme al co-sceneggiatore Umberto Contarello e alla rappresentanza produttiva e distributiva nelle persone di Carlo Rossella per Medusa, Nicola Giuliano per Indigo Film ed a Andrea Occhipinti per Lucky Red, Paolo Sorrentino ha ribadito ancora una volta, con aria rassegnata, che This must be the Place non è un film sullo sterminio degli ebrei.

Accolto con entusiasmo al Festival di Cannes lo scorso maggio, la pellicola narra la storia di Cheyenne, un ex pop star in stile The Cure, che vive un’agiata e pigra esistenza con la moglie in una grande casa a Dublino. Passa le sue giornate in compagnia di Mary, una ragazzina che gli è legata quasi fosse un padre. La morte del vecchio genitore lo costringerà a spostarsi per l’America alla ricerca del persecutore di suo padre, un ex criminale nazista ora nascosto negli Stati Uniti.

L’altra grande protagonista del film è la musica. Sorrentino spiega l’enorme influenza della musica dei Talking Heads e del lavoro registico di David Byrne nella sua vita. Lo stesso titolo è ispirato all`omonima canzone dei Talking Heads. Davanti ad una sala gremita di giornalisti, il regista racconta come sia riuscito a coinvolgere nel film il musicista scozzese. “Con David ci siamo incontrati la prima volta nel backstage di un suo concerto a Torino e gli ho chiesto di usare This must be the Place come titolo del film, di comporre la colonna sonora e di interpretare se stesso”. Nonostante le iniziali perplessità, il cantante si è lasciato sedurre “dall’idea di comporre musica che potesse essere eseguita da una band di 18enni”.

Sull’attore Sean Penn, protagonista del film, le osservazioni che vengono fatte al regista sono tante e ruotano intorno alla psicologia del personaggio i cui comportamenti spesso sembrano sfiorare stati patologici non ben definiti. “Sean Penn è un attore ideale per un regista. Perché è in grado di fare tutto e ha la capacità di apportare dettagli inediti alla sceneggiatura. Dalla voce in falsetto, che a dire la verità fa un po’ il verso al cantante inglese Osbourne, fino al  modo di camminare, che Penn definiva come quello dei ricchi che si sentono in colpa di esser diventati tali".

Interessante l’architettura finanziaria del film. Ci sarebbero stati modi alternativi per realizzare l’opera, ma Nicola Giuliano, produttore di Indigo film, dichiara che non ha voluto affidare l’intera produzione ad un singolo studio americano per evitare di compromettere l’indipendenza narrativa del film. Interrogato sulla questione dell’italianità del film, che segna tra l’altro il debutto in lingua inglese del regista, Sorrentino, leggermente stizzito, taglia corto. “Non so cosa sia l’italianità e comunque nel mio film si riflette in coloro che hanno concepito l’idea, l’hanno realizzata e prodotta, appunto, tutti italiani”. Non solo, Sorrentino tiene a precisare che il film è stato venduto in tutto il mondo tranne in Cina, per ricordare come il cinema italiano può essere esportato anche all’estero.

Troppa carne al fuoco? Il regista sottolinea che non ama particolarmente i film che insistono sullo stesso tema o veicolano un solo messaggio. “Ho voluto far convivere tutti gli elementi di nostro interesse, l’assenza di un rapporto tra padre e figlio, lo sfondo storico dell’Olocausto, la voglia di raccontare la musica, in una struttura rara al cinema, in due atti anziché in tre. Due segmenti separati e distinti tra loro all’interno dello stesso film”. 

Infine Sorrentino non nega elementi autobiografici nell’opera, in particolare il rapporto del regista con il padre, ma aggiunge che non intende seguire la moda di parlare ossessivamente di sé e ammette come This must be the Place sia, comunque,  molto diverso dai suoi lavori precedenti. In effetti l’ultima fatica del cineasta, nelle sale nazionali dal 14 ottobre, in 300 copie distribuite da Medusa, è destinata a dividere il pubblico anche per un inedito lieto fine che stupirà e potrebbe segnare l’inizio di un nuovo corso per il cinema del regista partenopeo.

Monica Straniero

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