I want to be a soldier. Violenza e TV

Molina en el paìs de las maravillas | La Tv fa bene ai bambini 

Avvertimento: se i genitori non lo impediranno, un ragazzo, quando avrà 18 anni, avrà visto tra televisione, cinema e videogiochi, 40.000 omicidi e 200.000 atti violenti…I want to be a soldier di Christian Molina è un vero e proprio monito, pedagogico e ansiogeno, rivolto al genitore-spettatore: uno slogan, ossessionatamente narrato nel film e mostrato sui materiali di promozione, ben ideati, sugli effetti negativi a breve e lungo termine prodotti sui bambini dalla visione di immagini violente trasmesse in TV.
 
Nelle intenzioni del regista spagnolo, questo film "non è solo un attacco diretto alla TV, è una riflessione sul tema della violenza che pervade: è un film contro l’informazione in generale, contro i messaggi violenti diffusi nel mondo della comunicazione ed un invito rivolto agli adulti e ai professionisti del settore audiovisivo a far riflettere sulla violenza per proteggere i bambini". Il progetto, che ha spinto la casa di produzione spagnola Canònigo Film a realizzarlo, è affrontare un tema di massima attualità come la violenza: non solo quella vista in televisione, ma anche la violenza nello sport, per la strada, nelle coppie e nelle scuole. Un progetto innovativo che unisce immagini reali con quelle della Seconda Guerra Mondiale, della Guerra in Iraq e del Golfo.
 
 
Patrocinato dall’Unicef proprio per la riflessione sulla violenza e presentato nella sezione "Alice nella città" alla quinta edizione del Festival Internazionale del Film di Roma, dove ha ricevuto il "Marc’Aurelio Alice nella città" da una giuria composta da soli bambini, il film è in sala dal 14 ottobre distribuito in 30 copie da Iris Film e coprodotto da Valeria Marini.
 
E’ la storia del piccolo e viziato Alex, interpretato da un brillante e straordinario Fergus Riordan, cui la visione e attrazione, a soli dieci anni, di immagini di violenza, di tortura e di uccisioni, creano un drastico cambiamento di personalità. Avrà nel breve termine problemi di comunicazione con i genitori, distaccati, freddi e socialmente appartenenti ad una vetusta classe borghese, con le insegnanti di scuola, incapaci a gestirlo e di comprenderlo, con i compagni, vittime dei suoi atti violenti, e finirà per interagire solo con due amici immaginari – entrambi ruoli interpretati dall’attore Ben Temple – il Sergente Cluster, suo alter ego, che lo spinge ad assumere atteggiamenti violenti, e il Capitano Harry, l’astronauta che lo rieduca ad atteggiamenti pacifici.
 
Dal racconto filmico che riflette sulla violenza, frutto di molti studi e ricerche soprattutto nel campo dei media education che hanno analizzato il contributo della televisione sui processi di socializzazione e di costruzione dell`identità culturale dei bambini,  non emerge però l’attenta e profonda ricerca, poi sviscerata dai materiali di comunicazione del film, che si basa sì su più di 1.000.000 di storie vere, ma che mostra solamente la violenza trasmessa dalla televisione, tradizionale mezzo di comunicazione di massa, tralasciando per motivi legali la pervasività dei new media e sostenendo i risultati di indagini condotte dalle Organizzazioni dei rappresentanti dei genitori.
 
Anche la conferenza stampa di presentazione si è focalizzata in maniera troppo semplicistica sugli effetti negativi prodotti dalla trasmissione di messaggi violenti in televisione e sulle problematiche distributive relative ad un possibile divieto ai quattordici anni, stabilito in Italia dalle Commissioni Mibac, nonostante la pellicola trasmetta un messaggio educativo, analizzato e avallato anche dagli psichiatri, sia stato premiata a Roma da una giuria composta da bambini e in Spagna, dove è distribuito senza alcun vincolo censorio, sia stato presentata nelle scuole.
 
Alessandra Alfonsi
 
 

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