La grazia e il furore. La boxe al cinema

La dicotomia al cinema | Tutto il pugilato minuto per minuto

"La Grazia è costituita dalla regista Heidi che dirige un film apparentemente solo maschile, come Furore sono i fratelli Siciliani combattenti. Grazia è la Thailandia, Furore la vecchia Europa. Ma la grazia e il furore sono gli eterni opposti che abitano dentro ciascuno di noi"
, come chiarisce il produttore Edoardo Winspeare, il documentario Grazia e Furore, in concorso nella sezione
L’Altro Cinema | Extra della sesta edizione del Festival Internazionale del Film di Roma, racconta, attraverso continue dicotomie, evidenti sin dal titolo, la passione dei fratelli Siciliani per la Muay Thai, la boxe thailandese.

Il documentario d’esordio della regista Heidi Rizzo, nato da un’idea di Alessandro Valenti e prodotto da Edoardo Winspeare e Gustavo Caputo in collaborazione con Rai Cinema e con il sostegno di Apulia Film Commission, mostra prevalemente primi piani dei campioni Gianluca e Fabio Siciliani, ripresi senza filtri, come i pedinamenti pugilistici di Scorsese, mentre si allenano e si preparano alle gare internazionali, e alterna interviste sul furore della loro vita privata, letta attraverso la particolare forma mentis dei pugili, alla grazia della danza, praticata dalla moglie di Fabio, Enrica Didonfrancesco.

Questa pellicola conferma quanto la disciplina sportiva della boxe, più di molti altri sport popolari, si presti, in ogni sua variante, in maniera sempre efficace ed emozionante al linguaggio cinematografico: dai filmati comici e muti di Charlie Chaplin, che ritraggono un boxeur impacciato, al melodramma di Rocky Graziano, campione mondiale dei pesi medi, in Lassù qualcuno mi ama di Robert Wise, al racconto del successo e del declino dello scatenato Jack La Motta, campione mondiale nell’America degli anni Quaranta in Toro Scatenato, ed infine alla sfortunata vicenda del campione dei pesi medi Hurricane in Hurricane – Il grido dell’innocenza o dell’irriducibile boxeur Maggie in The Million Dollar Baby di Clint Eastwood. 


Alessandra Alfonsi

 

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