Cinecampus: ore insolite di cinema e retroscena

Cinecampus | Conversazioni insolite al Festival del Cinema di Roma

Per il quarto anno consecutivo, Enrico Magrelli ha coordinato una masterclass dedicata ai cinefili con l’intento di ridurre le distanze tra i giovani aspiranti lavoratori dello spettacolo e personalità del cinema già affermate. All’interno della più ampia cornice del “Festival Internazionale del Film di Roma”, si è svolta infatti un’iniziativa promossa da RomaLazioFilm Commission a sostegno dello sviluppo audiovisivo. “Cinecampus” – da notare il nome emblematico attribuito a queste “lezioni informali di cinema” – si è svolta dal 31 ottobre al 3 novembre, presso lo spazio del Disaronno Contemporary Terrace e si è rivelata una possibilità di interscambio socio-culturale non soltanto ristretta all’ambito dell’industria produttiva.

Ha spezzato il ghiaccio il maestro Marco Bellocchio che, pur dichiarandosi introverso, si è lasciato andare a confessioni personali rispondendo a tutte le curiosità del pubblico in sala. “Bella addormentata”, il suo ultimo progetto, è un lavoro che prende spunto dal fatto reale e che si ispira al caso di Eluana Englaro senza però voler esprimere un giudizio assoluto sulla delicata questione dell’eutanasia (il regista ha più volte specificato di avere avuto una forte educazione gesuita che l’ha profondamente segnato). Essendo cresciuto grazie all’audace tentativo di trasferimento a Londra e alla difficile promozione del soggetto di “I pugni in tasca”, Bellocchio ha messo in rilievo come il poter investire nel cinema si sia rivelata un’importante occasione per la sua carriera e quanto il contesto ambientale abbia contribuito a rafforzare la sua esperienza di artista. A ciascuno il suo talento.

La scrittura, per esempio, è tutto quello a cui Carlo Lucarelli non potrebbe mai rinunciare: si definisce “romanziere più di ogni altra cosa” questa figura poliedrica il cui volto è divenuto familiare attraverso il mezzo televisivo negli ultimi anni. Partendo dal racconto dei suoi primi contatti con la casa editrice Sellerio, Lucarelli ha tenuto vivo il dibattito nella seconda metà della mattinata confessando che nella stesura di una “storia misteriosa” si può anche fare a meno di una scaletta ma mai di una ri-stesura, obbligatoria per realizzare un buon prodotto.

Si è affrontato in seguito l’universo soggettivo dell’interprete attraverso le parole di Ornella Muti che ha messo in rilievo la trasformazione del cinema italiano: in vent’anni è passato da “spazio familiare” a luogo “dispersivo come la città di Roma”. Ricordando con affetto e stima in particolar modo Marco Ferreri, Ugo Tognazzi e Mario Monicelli, la Muti si è dichiarata orgogliosa di aver lavorato sul set dell’ultimo film di Woody Allen perché respirare cinema è tutto quello che un’attrice possa desiderare.

Alle ore 12 del 1 novembre l’attenzione si è spostata su “Interno giorno”, opera prima di un figlio d’arte di nome Tommaso Rossellini: in sala con i produttori e il cast, il giovane nipote di Ingrid Bergman ha affrontato tematiche legate alla complessità di riuscire ad esordire oggi, lasciando la maggior parte dei giornalisti presenti tra l’ammirazione e la riflessione polemica. Tutta nostrana è invece la creatività di un altro genere di regista esordiente, Massimiliano Bruno, che ha conquistato il pubblico con il suo “Nessuno mi può giudicare” dopo il successo come sceneggiatore per “Notte prima degli esami” ed “Ex”. La sua, come l’opera di Paolo Virzì (presente nella giornata conclusa dell’iniziativa), è una riflessione amara che prende il via a partire da una risata: in questo la commedia si differenzia dalla “gag”, come spiega Giovanni Veronesi ai più giovani studenti di cinema. Non è soltanto fine a se stessa. La commedia racchiude in sé il messaggio di un autore non rassegnato che lancia un messaggio non trascurabile: tutto è sempre nelle nostre mani, tutto può ancora cambiare e il cinema rappresenta ancora lo strumento più potente per la nostra rivoluzione silenziosa.

Ilaria Abate

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