Un libro su Nicolas Roeg, maestro del cinema troppo dimenticato

Tra i registi inglesi della sua generazione quello a lui più congeniale per scelte artistiche e talento è il visionario Ken Russell. Proprio come il regista di Stati di allucinazione, Nicolas Roeg ha conosciuto prima il successo di critica e pubblico e poi un oblio che stranamente stenta a finire anche in un tempo come il nostro dove il  recupero è all`ordine del giorno. L`uomo che cadde sulla Terra. Nicolas Roeg: il tempo, l`altrove e il cinema alchemico (Profondo rosso Edizioni, Roma, 2011) è il titolo della monografia che Marco Chiani ha dedicato al suo intermittente e spesso sorprendente percorso artistico. La prima pubblicata in Italia.

Dapprima direttore della fotografia per François Truffaut e David Lean, John Schlesinger e Richard Lester, l`autore inglese ha firmato la regia di pellicole di culto come L`inizio del cammino (1971), A Venezia… Un dicembre rosso shocking (1973), L`uomo che cadde sulla Terra (1976), Eureka (1983), Mille pezzi di un delirio (1988), Morti oscure (1995) e Puffball (2007). Cineasta fiammeggiante e facilmente riconoscibile grazie ad un uso innovativo del montaggio, è autore di un`opera di rara coerenza in cui tornano ossessivamente i temi dello scorrere del tempo, della felicità sfumata e della sopraffazione del vecchio sul nuovo.

Nonostante sia stato poi abbandonato dai favori della critica con l`inizio degli anni Ottanta, dopo una stagione di grandi titoli che vanno da Sadismo (1970) a Il lenzuolo viola (1980), Roeg ha continuato ad ispirare autori più celebri di lui come David Lynch e Abel Ferrara o il più giovane Christopher Nolan. L`uomo che cadde sulla Terra. Nicolas Roeg: il tempo, l`altrove e il cinema alchemico è introdotto da un intervento di Bruno Roberti, critico cinematografico e docente di Regia all`Università della Calabria, e concluso da una dettagliata filmografia che comprende tutti i crediti del regista dall`inizio degli anni Cinquanta, quando era solo un assistente operatore, ad oggi.

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