Scialla! L`esordio registico di Bruni: c`è da stare sereni

Bruni: dalla sceneggiatura alla regia | La commedia all’italiana made in Roma 

Scialla! (Stai sereno), vincitore della sezione Controcampo alla 68ma Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica, è un ritorno divertente, semplice e raffinato alla classica commedia all’italiana ambientata nei rioni romani. Prodotto da IBC Movie in collaborazione con Rai Cinema, è da venerdì 18 novembre nelle sale italiane distribuito da 01 in duecentocinquanta copie.
 
 
Firma la regia Francesco Bruni, che da sceneggiatore di molte commedie di Paolo Virzì, come La prima cosa bella e Caterina va in città, ha deciso di ricorrere ad un diverso linguaggio, quello registico, per affrontare in modo umoristico, quasi in stile inglese, il rapporto ritrovato, dopo quindici anni, tra un padre e un figlio, che ha come archetipo letterario Pinocchio di Collodi.
 
Mostrando un Geppetto e un Pinocchio borderline, Scialla! è, infatti, lo scontro-incontro, forzato e celato, tra un padre, amante della cultura classica che dà ripetizioni di latino e greco, e un figlio, che segue una propria personale via. Iscritto alla quarta ginnasiale di un liceo romano, Luca, interpretato brillantemente da Filippo Scicchitano che appare per la prima volta sullo schermo, è un quindicenne che analizza la storia secondo la filosofia del calcio, che si appassiona a film come L’odio di Kassovitz perché hanno una credibilità di strada, entra alla terza ora, si allena come pugile nelle palestre romane, preferisce essere bocciato che passare tutta l’estate studiando tre materie. E’ un coatto, ma divertente e spiritoso perché, consapevole della sua diversità scaturita dall’assenza di una figura paterna, si mostra più vitale, diretto, vero e perspicace dei suoi coetanei.
 
In un contesto pacifico Scialla! mostra lo scontro tra un uomo del Nord e un romano, quasi nipote e pronipote legittimi di quel Giovanni Busacca e Oreste Jacovacci della Grande guerra di Monicelli. Nel film di Bruni però non ci sono più le trincee della guerra di usura, ma la trincea culturale scavata tra un professore veneto con una cultura tradizionalista e un figlio romano con una cultura di strada.
 
A prevalere tra le due visioni è quella romana percepibile sin dal titolo che riprende un termine del gergo giovanile, dall’ambientazione nel quartiere Testaccio, dai riferimenti letterari, come Pasolini, e dagli stemmi delle squadre romane di calcio. E’ una commedia capitolina, non volgare, che si ispira a quelle degli anni d’oro, soprattutto a quei film, come Poveri, ma belli e Un americano a Roma, che mostrano scontri generazionali. Più che un Pinocchio, Luca è un quindi un Nando Moriconi che rimpiange di essere cresciuto senza la figura paterna.
 
 
  
Alessandra Alfonsi

 

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