Le visioni documentaristiche fuori raccordo

I molti volti delle periferie italiane | L’Aquila e il documentario 

La quinta edizione del Visioni Fuori Raccordo Film Festival si è conclusa con l’omaggio ad Ansano Giannarelli, un amico e un appassionato, sin dalla sua prima edizione, della rassegna cinematografica, che dal quartiere Corviale si è spostata al Nuovo Cinema Aquila. Il suo ricordo è stato affidato alla proiezione del documentario La follia di Zavattini, un racconto del backstage del film La verità.
 
Il festival, creato per fornire uno sguardo e una riflessione sui molti volti delle periferie italiane, anche quest’anno ha privilegiato il linguaggio documentaristico per affrontare tematiche sociali, note e non, delle molte identità territoriali.
 
 
Con l’obiettivo di ricercare, valorizzare e promuovere opere audiovisive capaci di favorire una riflessione sulle periferie del Paese, sulle sue aree marginali e sulle sue realtà “invisibili”, il Festival è realizzato con il contributo della Regione Lazio – Assessorato alla Cultura, Arte e Sport, il sostegno dell’Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico ed è prodotto dall’Associazione LABnovecento.
 
Le pellicole in concorso quest’anno hanno fornito il volto di Brindisi della regista Valentina Pedicini, che in My Marlboro City cerca di svincolarsi dell`immagine di regno del contrabbando, quello del litorale di Sabaudia di Patrizia Santageli, colorito e impreziosito dalla cultura e dalla religione degli indiani sikh, la Bologna colta di Matteo Musso, alle prese con il problema scolastico della sospensione del piccolo Nid, la Trastevere vittima dell’amore morboso di Antonio + Silvana=2, la storia di Luciano, Manuela e Salvatore in una Prato che cerca di sopravvivere alla crisi economia dell’industria tessile, la (R)esistenza di alcuni abitanti speciali di Scampia ed infine il Salento della musica raggae. 

La giuria, composta da Marco Bertozzi, Cecilia Mangini e Antonio Medici, ha assegnato il Premio MigliorOpera Documentaria al film di Mattia Epifani Rockman, “Per lo stile del visivo e per il valore aggiunto e decisivo di una struttura forte che utilizza la rievocazione della nascita del reggae come momento libertario della gioventù che si batte per la sua gioia di esistere e per i suoi diritti, oggi così lividamente denegati”, mentre la Menzione “Migranti”è andata al film di Gaetano Crivaro e Margherita Pisano Good Buy Roma, “Per aver realizzato il ritratto corale e partecipe di una comunità multietnica, che si è costituita ed ha trovato un suo equilibrio lottando insieme per trasformare in casa una caserma abbandonata a Roma. Un film attento alle geometrie visive e sonore degli spazi e delle relazioni, all’allegria del costruire insieme e all’inquietudine del futuro, in cui c’è il rischio di uno sgombero. 

Alessandra Alfonsi

 

 

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