Space Men – Il cinema italiano di fantascienza

Lo spazio e il tricolore | Dal muto ad oggi

Per tutti quelli che credono i viaggi interplanetari e le esplorazioni spaziali appannaggio esclusivo degli americani si impone al più presto la lettura di Space Men – Il cinema italiano di fantascienza (Profondo rosso Editore, Roma, 2007). Introdotto da uno scritto inedito del grande Alessandro Blasetti – autore nel 1979 di tre spettacoli televisivi in cui Arnoldo Foà leggeva alcune tra le più celebri pagine della letteratura fantascientifica, alternato ad alcuni telefilm della durata di una decina di minuti ciascuno – questo interessantissimo volume conferma l`impegno di Luigi Cozzi nella divulgazione, nella riflessione e nell`analisi della storia della fantascienza. 

Saggio storico-critico davvero pionieristico, inizia a raccontare dal muto (da Un matrimonio interplanetario (1919), primo vero film italiano del genere) fino ad arrivare ai giorni nostri (a Fascisti su Marte (2006), divertente parodia firmata da Corrado Guzzanti e Igor Skofic) offrendo una lettura finora mai tentata di un cospicuo numero di pellicole troppo spesso dimenticate dalle storie ufficiali. Mille chilometri al minuto! (1939), Noi due soli (1952), Terrore sulla città (1956), La morte viene dallo spazio (1958), La decima vittima (1965), L`ultimo uomo della Terra (1963), Terrore nello spazio (1965), Starcrash (1977), Contamination (1980) Alien Killer (1985) e Nirvana (1996) sono alcuni dei moltissimi film analizzati nel testo, con riferimento alle evoluzioni della storia del Paese, ai cambiamenti di costume e della vita politica.

Non è un caso che il titolo del libro si rifaccia a Space Men (1960), definito come “fantascienza italiana all`americana”, di Antonio Margheriti, uno dei registi – insieme allo stesso Cozzi – che più hanno dato al genere con titoli come I criminali della galassia (1965), I diafanoidi vengono da Marte (1965), Il pianeta errante (1965), La morte viene dal pianeta Aytin (1965), L`isola del tesoro (1986), Alien degli abissi (1989). Fa parte della competente trattazione anche un`appendice scritta dal critico e sceneggiatore Antonio tentori in cui sono inoltre analizzati anche i diversi post-atomici italiani, tra cui spicca 1990 – I guerrieri del Bronx (1982) di Enzo G. Castellari. 

Noi. Già, noi: meno che microbi, miliardesima parte di una miliardesima parte di niente. Però: come mai ce ne rendiamo conto? Come mai l`Universo, nel quale sprofondiamo, con tutto il suo passato, il suo presente, le sue ipotesi sul futuro, può trovare posto – tutto! – nel cervello di uno solo di ognuno di noi? Siamo niente o siamo tutto?”. Dall`introduzione di Alessandro Blasetti.   

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