La lettura ai tempi del web 2.0

Breve storia dell`e-book | Quando la narrativa buca lo schermo

Continua a sfuggire da qualsiasi definizione specifica, eppure sta diventando qualcosa di sempre più concreto passando da puro prodotto commerciale a mezzo d’espressione naturalmente percepibile. L’e-book non si può racchiudere in spiegazioni universalmente valide, come evidenziato all’interno di “Promoting the Uptake of E-books in Higer and Furher Education”, una delle prime relazioni dedicate alla sua nascita.

Sfidando la prima necessità dell’homo-sapiens, la sua connaturata tendenza a catalogare qualsiasi strumento con il quale inizia a confrontarsi, questo nuovo simbolo del progresso tecnologico che auspica al raggiungimento di uno status elevato al rango di artefatto culturale continua la sua sfida con l’ambivalenza: con l’e-book il libro viene inteso per la prima volta non soltanto come forma di organizzazione testuale, ma anche come fonte del contenuto digitalizzato. La narrativa esce dalla sua sfera tradizionale per immergersi in uno spazio che ha già superato l’innovazione dell’audiolibro e che ha quasi più a che fare con l’arte del vedere che con quella del sentire. Se all’inizio del 2000 l’attenzione per i dispositivi di lettura (i cosiddetti lettori per e-book), era meno forte a causa del crollo in borsa di quelle aziende legate al settore dei nuovi media, negli anni tra il 2002 e il 2007 si è cercato più volte di inseguire il processo evolutivo di questo nuovo oggetto di consumo culturale. Nel tentare di conoscerlo si è scoperto fin dall’inizio un chiaro legame con il web, rapporto che si è poi consolidato fino ad arrivare ai lettori di nuova generazione (convenzionalmente quest’ “ultima era” si fa partire appunto dal 2007, anno di uscita del Kindle). Lo dimostrano le “collezioni” di testi elettronici realizzate da consorzi o grandi editori, accessibili e consultabili a pagamento proprio on line.

Possiamo facilmente immaginare che questo oggetto digitale – coincidente con la prima rappresentazione elettronica di un libro – non sia stato accolto con entusiasmo dai tradizionalisti editori italiani, sebbene alcuni grandi gruppi editoriali aderirono ai servizi commerciali scaturiti dalla sua diffusione sulla scia di “Springerlink” (nato dalla fusione tra Spinger e Kluwer): il nostro Paese partecipò al processo di integrazione dell’e-book mediante servizi di vere e proprie biblioteche digitali. L’iniziativa, che fu indicata come “Progetto Manuzio”, segnò l’avvio dell’uso corrente del termine nel nostro mercato editoriale. Nel 1970 Gene Youngblood aveva parlato di “Expanded Cinema” anticipando il totale allargamento dei confini tra le arti che la rivoluzione digitale oggi conferma con chiarezza: nella fusione tra lettura e immagine, tra senso della vista e senso del tatto, com’è da intendersi lo schermo sul quale ci si presentano le parole che prima annerivano le pagine bianche? L’e-book segna un punto di non ritorno anche nel modo di concepire le relazioni tra letteratura e cinema: se prima soltanto i classici greci e latini o i capolavori dei maestri dell’Ottocento venivano “trasferiti” in formato digitale, da qualche tempo i giovani autori stanno iniziando a pensare i loro lavori già in questa prospettiva. Il cambiamento ci spinge alla riflessione e avanza l’ipotesi che lo stesso processo di creazione possa essere adesso influenzato dal supporto fisico, come suggeriva Marshall McLuhan con la frase “Il medium è il messaggio”.

Una certezza c’è: ai vecchi protagonisti del mondo editoriale si stanno aggiungendo “giovani” elementi di “congiunzione” nella catena che collega l’autore e il lettore. Nel passaggio tra mittente e destinatario interferiscono adesso non soltanto luoghi fisici (la nostra classica “libreria”), ma anche le agenzie letterarie, i promotori e i distributori come luoghi non fisici: gli store on line. L’atteggiamento più intelligente da mantenere sembra quello di accogliere il cambiamento, analizzarlo, condividere vecchi e nuovi spazi: un valido esempio è fornito da “Sentieri Selvaggi” che tenta di coniugare il cinema nel suo significato più classico con questo nuovo processo di diffusione del libro. Operazione commerciale, furbizia o l’appello di salvezza della cultura in tempi di crisi? Poco importa. Per il momento ciò che conta è il segnale che anche i piccoli editori si stanno convertendo all’e-book. 

Ilaria Abate

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