I social network, ecco i nuovi mecenati del cinema

Rivoluzione per i finanziamenti al cinema? | Sostegno economico e "morale"

La crisi finanziaria degli ultimi anni ha inevitabilmente colpito le start up che si ritrovano a fare i conti con un sistema bancario in forte crisi di liquidità e sempre meno disposto ad investire in nuovi progetti. Quando poi il progetto riguarda la realizzazione di un film allora la situazione si fa ancora più complicata per le ben note difficoltà dell’industria cinematografica ad accedere al credito bancario. E allora che si fa? Si scavalcano le banche e si raccolgono fondi e finanziamenti dal basso  attraverso un sistema collettivo di micro pagamenti che nell’era digitale è facilitato dall`uso dei social network e dalla forza del passaparola sul web: stiamo parlando del crowdfunding.

Ed è proprio negli Stati Uniti, patria di quel capitalismo che ha dimostrato in questa crisi come non possa più rappresentare la forma economica del futuro, che il crowdfunding è stato sperimentato con successo per finanziare la campagna elettorale di Barack Obama tramite le donazioni on line dei suoi sostenitori. Addirittura il magazine Time ne fa “una delle dieci idee che cambieranno il mondo”. Boom! Ecco l’avvento dell’economia della condivisione che farebbe inorridire un conservatore individualista come Milton Friedman, il guru del capitalismo selvaggio. “Una specie di ritorno al rinascimento, prima dell`invenzione del capitalismo. C`è una certa dose di rischio, ma non la speculazione” ha dichiarato recentemente il regista Hal Hartley che si è affidato proprio al crowdfunding per finanziare il suo nuovo progetto.

Dagli Stati Uniti, dove le piattaforme generaliste come le americane Kickstarter e IndieGoGo rappresentano i migliori  esempi di crowdfunding mai sviluppati, si arriva in Europa con la francese Touscoprod, che dal suo lancio nel 2009 ha già sostenuto la realizzazione di 35 pellicole e raccolto oltre 650.000 euro di fondi, e l’italiana Eppela, che è riuscita nell’impresa di finanziare alcuni dei progetti dei propri utenti e non solo nel campo dell’audiovisivo.

E mentre all`estero il crowdfunding è sbarcato da tempo sul mercato cinematografico, in Italia sono ancora pochi i film finanziati attraverso le neonate community italiane di raccolta fondi dedicate esclusivamente al cinema: Produzioni dal Basso e Cineama. Su entrambe le piattaforme gli utenti registrati, e quindi vincolati al rispetto delle condizioni generali di utilizzo del sito, possono partecipare, nei tempi stabiliti e fino al raggiungimento del budget prefissato, alla realizzazione di film mediante contributi in denaro. Un sostegno economico e “morale” in cambio di ricompense quali gadget, ringraziamenti nei titoli di coda, inviti alle anteprime, possibilità di fare la comparsa, fino addirittura ad una quota di utili del film in caso di donazioni di importo elevato.

Ed ecco che pellicole come Fu sera e fu mattina, di Emanuele Caruso e Subbuteopia di Pierr Nosari, documentario dedicato al leggendario calcio in punta di dito, sono in corso di finanziamento sui siti web Produzioni Dal Basso e Verkami. Mentre solo da qualche giorno le piattaforme Eppela e Kickstarter hanno lanciato la campagna di crowdfunding per Non scomparire, l’opera seconda di Pietro Reggiani. A questo giro visto il coinvolgimento della piattaforma americana, che ha finanziato con successo l’edizione DVD di  Vinylmania, di Paolo Campana, la commedia surreale di Reggiani ha buone possibilità di recuperare i costi di produzione ancora scoperti e diventare il primo film italiano finanziato via web ad uscire nelle sale.

Una piccola “rivoluzione” nel campo della ricerca dei finanziamenti al cinema? I tempi non sono ancora maturi per dare una risposta. In ogni caso, seppur con qualche perplessità per via di alcuni elementi apparentemente mancanti nelle piattaforme web, come ad esempio un resoconto sull’utilizzo delle somme raccolte, il crowdfunding  può rappresentare un’idea valida e concreta in tempo di crisi, di grandi tagli alla cultura e di difficoltà di ricerca di finanziatori per tentare di rilanciare la produzione di film nazionali. Resta comunque lo scoglio più duro, lo scetticismo italiano nei confronti dei pagamenti on line unito alla scarsa familiarità con concetti innovativi ed avveniristici come weconomy, vale a dire un’economia aperta, partecipativa e più trasparente.

Monica Straniero

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