Hugo. La magia del cinematografo per un insolito Scorsese

11 candidature all`Oscar | Quando un film è anche un "fantastico" universo

Niente gangster-movie né film biografici per questa volta. Dopo la declinazione del binomio “magia” e “Parigi” in chiave alleniana, il grande schermo ci svela adesso come la vede a riguardo un grande pilastro del cinema la cui produzione si caratterizza per contenuti tutt’altro che “fiabeschi”. Dopo una carriera segnata dall’attenzione alla lotta tra bene e male, infatti, Martin Scorsese ha deciso di sorprenderci scegliendo la dimensione fantastica e spettacolare, per la regia di una pellicola ambientata nella Francia degli anni Trenta. Il lavoro, frutto di un interesse maturato nel corso di tre anni, si intitola “Hugo Cabret”: la proiezione di un suo estratto, in occasione dello scorso Festival del Cinema di Roma, è stata preceduta dalla proiezione del corto “Le Vojage sur la Lune”, realizzato da George Méliès nel 1902.

Considerata come il “primo padre” degli effetti speciali, questa personalità che visse all’epoca dell’infanzia del cinema ne concepiva il montaggio come metamorfosi e i prodotti audiovisivi come “apoteosi dell’arte della meraviglia”: le sue infinite possibilità di trasformazione della stessa immagine rendono Méliès primo artefice di un vero “mondo virtuale”, motivo per cui la sua creatività si definisce nella contrapposizione con quel “realismo” ricondotto all’opera dei fratelli Lumière. Il dato reale, però, è sempre un punto di partenza fondamentale: lo stesso Méliès sfruttò la credibilità della fotografia allo scopo di dare solidità alla rappresentazione e, nello specifico di questo lavoro di notevole successo, si ispirò all’opera di Jules Verne dal titolo “De la Terre à la Lune”, un romanzo che è sì fantascientifico, ma che risulta al contempo imprescindibile dall’eredità storica e dal contesto socio-culturale di quel tempo.

Scorsese ci spinge ad aspettare con nostalgia il ritorno di un cinema che non c’è più, ma questa volta lo facciamo con mezzi consapevoli e con le potenzialità di uno spettacolo che oggi c’è: sperimentando il connubio tra le “fondamenta” e l’ avanzamento tecnologico, Scorsese mette in correlazione il ricordo sbiadito di un effetto speciale primordiale con quello vivo – e talvolta “invasivo”  dell’attuale tecnica 3D. Il ruolo del suo protagonista straordinario è affidato al piccolo Asa Butterfield, che si è quindi liberato dell’alone tragico de “Il bambino con il pigiama a righe”, (Herman, 2008) regalando un volto umano ad Hugo Cabret, personaggio già esistente sulla carta e che già di per sé conserva uno spessore letterario preesistente.

Il film, infatti, prende spunto dal racconto illustrato di David Selznick, opera vincitrice del Randolph Caldecott Medal nel 2008, che narra per immagini le vicende di un orfano dodicenne costretto a rubare in una stazione di treni di Parigi fino al momento dell’incontro con il proprietario di un negozio di giocattoli: se George Méliès è il nome di quest’uomo, cosa pensiamo di aspettarci se non un’immersione completa nel mistero? Dopo aver suscitato giudizi di critica positivi, aspettiamo con ansia di sapere cosa riscuoterà in occasione della cerimonia di premiazione per le nomination agli Oscar 2012, domenica 26 febbraio. Gli amanti della settima arte sono in attesa di sapere – ma ancor più di ri-vedere – sicuri che questa pellicola racchiuda lo spirito di quell’illusionista francese al quale Jean-Luc Godard attribuì il merito di catturare “l’ordinario nello straordinario”.

Non è un caso forse, che questo ritorno al passato si presenti con un duplice appuntamento nella stessa data: “The Artist” di Michel Hazanavicius e “Hugo Cabret” di Martin Scorsese si contendono adesso le ambite statuette, correndo quasi alla pari in questo sano confronto che li mostra rispettivamente in gara a quota dieci e undici, all’ottantaquattresima cerimonia di premiazione (presentata per la nona volta dall’attore Billy Crystal). Tra le statuette che avvalorano l’opera del regista statunitense, risulta in prima linea anche la creatività italiana, come si può notare dai nomi Dante Ferretti e Francesca Lo Schiavo: ufficialmente definiti come “production design” e “set decoration”, questi artisti risulterebbero piuttosto come co-artefici del lavoro di Scorsese perché creatori di quell’universo “fantasmagorico” su cui il film si fonda. Tra le candidature compare anche Enrico Casarosa, talento dell’animazione già precedentemente premiato per “La luna”, cortometraggio Pixar. I conti tornano, proprio tutti.

Ilaria Abate

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