La crisi in cadenze noir. Sulla strada di casa

L`angolo di Michele Anselmi | Pubblicato su Il Secolo XIX

Se il genovese Giuliano Montaldo va a Torino a filmare l’odissea del suo “Industriale” strozzato dalla crisi e dalle banche ma deciso a non mollare per salvare l’azienda di famiglia, il romano Emiliano Corapi sale nei dintorni di Genova per raccontare in chiave di road-movie, con un occhio al cinema noir e un altro alla nefasta congiuntura economica, la perdizione di un altro giovane imprenditore che non vuole licenziare i suoi operai. Esce venerdì in una ventina di copie, a Genova al cinema San Siro, “Sulla strada di casa”, opera prima da neanche 300 mila euro, onusta di premi e tuttavia rifiutata da Raicinema e per tre volte dal ministero ai Beni culturali, lesto però a finanziare con 200 mila euro “Roman e il suo cucciolo” del molto ammanicato Alessandro Gassman. Ci pensa la piccola Iris Film a distribuirlo, e chissà che la disattenzione dei potenti non crei un moto di simpatia attorno all’esordio del quarantenne Corapi, favorito dalla partecipazione in amicizia, dato il budget risicato, di bravi attori come Vinicio Marchioni, Daniele Liotti, Donatella Finocchiaro, Claudia Pandolfi, Massimo Popolizio e Fabrizio Rongione. 

Proprio Marchioni, il “Freddo” delle sue serie tv “Romanzo criminale” e il giovane pacifista a Nassirya di “20 sigarette”, è il protagonista della vicenda. Lui, calabrese cresciuto nella capitale, rivela di essere rimasto sorpreso quando il regista gli propose di interpretare un trentenne industriale genovese, settore chiodi, viti, rondelle e affini. «Ma come ligure? E io che c’entro? Rischio, se va bene, di fare l’imitazione del Gabibbo» fu la sua prima risposta al telefono. Invece nel film sfodera un’inflessione più che credibile, comunque mai macchiettistica, grazie all’aiuto di un “dialogue coach” locale che ha curato anche la dizione della catanese Finocchiaro. «Ho trasformato la leggera cadenza in una sorta di indizio, un modo per meglio definire i tratti psicologici di questo uomo fattivo, costretto a negoziare se stesso, la propria dignità, la propria onestà» spiega il 35enne Marchioni, che balbetta solo fuori dal set.

Nella finzione è Alberto, sposato con Laura e padre di due bambini. L’azienda è un passo dal fallimento, ma l’imprenditore, legato a quel capannone, a quei macchinari, a quegli operai, non vuole seguire i consigli di un cinico collega: «Qui ti ammazzano di tasse e ti obbligano a tenere dipendenti che non fanno un cazzo!». Però la crisi avanza, se è vero che in pochi mesi 113 industrie manifatturiere liguri hanno dovuto chiudere i battenti, scendendo da 13.119 a 12.997, con vertiginosa crescita della cassa integrazione straordinaria.

Così, pressato dagli eventi e incapace di confessarsi con la moglie, l’incensurato Alberto accetta un “lavoretto” illegale, apparentemente senza rischi, molto redditizio: un viaggio in auto fino a Reggio Calabria per ritirare un misterioso pacchetto di notevole valore. Solo che nel frattempo le cose si sono complicate. Moglie e figli si ritrovano sequestrati da un’altra banda interessata alla merce, e il poveretto finisce intrappolato in una storia più grande di lui. Specie quando, arrivato sullo Stretto, scoprirà che il pacchetto è stato consegnato a un altro corriere disperato come lui. Il resto è una sfida col tempo, all’inseguimento, tra strade di campagna e motel conniventi, del “concorrente” incarnato da Daniele Liotti.

Spiega il regista, nel dirsi attratto dalla bellezza e dalla gente della Liguria: «Volevo realizzare un film di tensione e di viaggio che non fosse solo di genere. Il tema morale è chiaro: la necessità di restare integri, fedeli alla propria identità. Specie nell’Italia odierna, così confusa, smarrita, incarognita, dove è facile tirare fuori il peggio di noi per restare a galla».

Presentato in una quindicina di festival, incluso quello di Montreal, “Sulla strada di casa” deve a una positiva recensione di “Hollywood Reporter” l’interesse di un produttore yankee in vista di un possibile remake. «Ci hanno contattati. Per ora sono solo parole, speriamo che presto arrivino i fatti» confessa Corapi, consapevole di aver girato un film a basso costo, povero ma non misero, dall’intreccio universale, un po’ in stile “Ore disperate”. Inutile dire che in un film americano l’uomo comune, sulle prime  sfiduciato, strada facendo troverebbe il modo di trasformarsi in una specie di giustiziere, capace di inattese doti d’azione. Più realisticamente, “Sulla strada di casa” evita la scorciatoria eroicizzante: dipinge l’angoscia e la paura di due uomini simili, che si sentono braccati, quindi facili all’errore fatale.

Michele Anselmi

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