40 Carati. La tensione in bilico su un cornicione

Un thriller per Sam Worthington | Da oggi in sala 
 
Un uomo su un cornicione di un palazzo è una storia. Un uomo su un cornicione di un palazzo ha una storia. Gli autori i sembrano avere ben in mente queste due frasi nello sviluppo del loro film. Perché la storia di 40 carati è proprio questa.
 
Nick Cassidy (Sam Worthington) è un ex poliziotto accusato di un furto che non ha commesso. Fuggito di prigione, decide di salire sul cornicione di uno dei piani più alti di un grattacielo di New York, per rivendicare la propria innocenza. È stato, infatti, accusato due anni prima del furto e sparizione di un grosso diamante. Il suo gesto scatena una tempesta mediatica. Ma dietro l’apparente volontà di suicidarsi si nasconde un elaborato piano per dimostrare la propria innocenza, rubando nuovamente il diamante per cui è finito in galera.
 
Asger Leth, il regista, prende una situazione classica del thriller (il suicida sul cornicione), spesso usata come riempitivo o momento di rilassamento della storia, e la rende  punto centrale della narrazione. Il tentativo di suicidio diventa uno spettacolo dove si arriva a scommettere sull’ora di morte. In cui lo sfiorare la tragedia diventa per il pubblico presente uno dei momenti di maggiore esaltazione. Ma presto, tutto ciò, si rivela ingranaggio di un elaborato tentativo di rapina. Una partita giocata su due campi. Sul cornicione di un palazzo e all’interno di una gioielleria. Ed è su questo secondo campo, la gioielleria, che la pellicola mostra i suoi limiti. Tutto la rapina sa di già visto e di goffo. La facilità con cui vengono eliminati i sistemi di sicurezza rende tutto l’aspetto ridicolo.
 
A sorreggere il tutto è, quindi, solo quell’uomo sul cornicione. Un compito impegnativo per Worthington che resta, per la maggior parte del film, in piedi, appoggiato ad un muro,  a dialogare con Elizabeth Banks (che interpreta nella pellicola l’agente negoziatore Lydia Spencer). Purtroppo, pur partendo da un buono spunto iniziale,  40 carati non riesce ad uscire dai cliché del genere risolvendo il tutto in modo rocambolesco ed introducendo un`inutile storia d’amore.

Marco Scali 

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