Paradiso amaro. L`importanza del perdono

Da venerdì nelle sale | Dal regista di Sideways e A proposito di Schmidt 

Matt King è il padre distratto di due figlie adolescenti che conosce poco, ricco discendente di una casata nobiliare, gestisce un lauto patrimonio frutto di una fortunata eredità, imponendo però alla sua famiglia un’esistenza medio borghese senza particolari agiatezze. E’ proprietario assieme ai cugini di un enorme lotto di terreno sull’isola hawayana in cui vive (il paradiso a cui si riferisce il titolo del film) che, messo in vendita, soddisferà l’avidità dei parenti che da tempo hanno dissipato le loro fortune. Quando un incidente in barca riduce la moglie Elizabeth in stato vegetativo, Matt è costretto a tornare ad occuparsi delle due figlie, ed a tentare di tenere in piedi un nucleo familiare che, forse, non esiste più da molto tempo.
Come già accadeva in uno dei più bei film di Pedro Almodovar, Parla con lei, anche in Paradiso amaro una donna in coma, la moglie del protagonista George Clooney, costringe marito e famiglia a confrontarsi con le scelte della sua (passata) esistenza. Matt viene infatti informato della relazione clandestina della moglie dalla figlia Alexandra (Shaileen Woody) e, mettendosi sulle tracce dell’amante della donna, si trova obbligato a trovare un compromesso tra il desiderio di vendetta e la necessità del perdono, responsabile del futuro di quel che resta della sua famiglia ed artefice della sorte delle tante persone che popolano l’isola su cui vive.
Il film del regista Alexander Payne accompagna lo spettatore in una riflessione sul tema del contrasto: i meravigliosi paesaggi delle Hawaii sono il terreno delle umanissime miserie dei protagonisti della storia, ed i momenti di più forte impatto emotivo vengono sempre stemperati da uno humor che non permette mai al film di abbandonarsi a sentimentalismi eccessivi.
Nonostante gli argomenti trattati, la pellicola mantiene un tono da commedia familiare che ha il suo merito principale nelle lodevoli interpretazioni degli attori protagonisti. Clooney veste i panni di un uomo goffo ed insicuro (è impagabile la scena in cui corre a casa degli amici dopo aver appena scoperto il tradimento della moglie), rinunciando al fascino del sex symbol hollywoodiano e restituendo con credibilità il complesso alternarsi dei sentimenti e delle situazioni con cui il suo personaggio si trova a confrontarsi. Si scontra, infatti, e si ritrova negli sguardi carichi di emozione di una Shaileen Woody ribelle e addolorata, che impone la sua presenza sullo schermo con un’interpretazione carismatica e commovente.
Il regista ha il gran merito di concedere a tutti gli attori (Judy Greer, Mattew Lillard e Beau Bridges tra gli altri) l’occasione per approfondire le motivazioni dei propri personaggi, raccontando con pudore il difficile viaggio di una famiglia che si ricompone, diversa ma più matura, in un rassicurante e (finalmente?) noioso pomeriggio di fronte alla televisione.
Marco Moraschinelli

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