Il peso della memoria. Presentate a Berlino due pellicole sul G8: Diaz e The Summit

Un film di fiction e un documentario | Vicari ha vinto il Premio del Pubblico

Il G8 di Genova era alla 62esima edizione del Festival di  Berlino con ben due film. Nella sezione Berlinale Special, fuori concorso, ecco Diaz, non pulire questo sangue, prodotto dalla Fandango, per la regia di  Daniele Vicari, e nella sezione Panorama, The Summit, documentario a firma Franco Fracassi e Massimo Lauria.

Diaz, che si è classificato al secondo posto Premio del Pubblico, sicuramente batte il record per il numero di percosse  inferte con un manganello nella storia del cinema. Poche persone intelligenti negherebbero la brutalità della polizia contro i manifestanti in occasione del vertice del G8 a Genova del 2001 ed in particolare la feroce repressione dei poliziotti nella palestra della scuola adibita a dormitorio in quei giorni di luglio. Ma Daniele Vicari ricrea le scene in modo cosi violento e sanguinario, forse in uno stile fin troppo televisivo, da sferrare una serie di pugni ben assestati allo stomaco di chi guarda il film, correndo il rischio di straniare e allontanare lo spettatore  dal concetto primario della pellicola: lo sdegno per la giustizia oltraggiata.

Il lancio ripetuto di una bottiglia di vetro che si frantuma sul marciapiede funge da punto focale a cui fa ritorno la trama per raccontare le vicende di alcuni personaggi come quella del buon poliziotto Max (Claudio Santamaria), all’epoca dei fatti vicequestore aggiunto del primo reparto mobile di Roma, di Luca (Elio Germano), il giornalista nel posto sbagliato al  momento sbagliato, dell’anarchica tedesca Alma, che subisce le torture peggiori, di Marco (Davide  Iacopini), il manager di economia solidale, e di un vecchio sindacalista Cgil interpretato dal bravo Renato Scarpa. Un cast internazionale per un film che sta cercando acquirenti in tutto il mondo per recuperare i costi di produzione quasi interamente sostenuti da Domenico Procacci, come ha dichiarato lo stesso produttore in conferenza stampa.

Così Diaz rende omaggio alle vittime e spinge al massimo l’acceleratore sui meccanismi politici, la corruzione ufficiale e la perversione morale dietro uno degli eventi che ha cambiato per sempre il movimento no global.

I motivi che mi hanno spinto a fare questo film – dice il  regista – sono moltissimi. Quello che è successo alla Diaz e il  giorno dopo al carcere di Bolzaneto è semplicemente inaccettabile. Il punto grave è che in quel momento e in quei luoghi sono stati messi in discussione e violati diritti umani e principi democratici del nostro Paese e di tutto il mondo” 

Invece The Summit, produzione low budget di Franco Fracassi e Massimo Lauria, è un documentario inchiesta su quei terribili giorni. Filmati shock mostrano per la prima volta le immagini originali dei poliziotti che portano all’interno della scuola Diaz le due bottiglie molotov per giustificare l’irruzione. Attraverso video e foto, registrazioni audio, materiale inedito e l’esperienza diretta dei due registi, il docu-film cerca di fornire una possibile spiegazione alla ferocia repressiva delle forze dell’ordine in quei giorni al G8. “Per capire quello che è successo a Genova bisogna considerare la vicenda come un evento italiano sì, ma gestito internazionalmente. Ci fu insomma una strategia comune, una regia internazionale dietro quegli eventi" dicono i due giornalisti.

Alla proiezione hanno assistito numerosi manifestanti tedeschi presenti nel 2001 a Genova e all’interno della scuola Diaz, e il giornalista britannico Mark  Covell, ridotto in fin di vita dopo le torture subite nella caserma di Bolzaneto. Tutti, compresi i due registi, hanno impiegato anni prima di rivedere le immagini di quei giorni di follia e di “sistematica e brutale violenza finalizzata ad arrestare il movimento dei movimenti contro la globalizzazione”. Le urla disumane provenienti dalla scuola Diaz, le testimonianze oculari di chi ha vissuto quei tragici momenti e le intercettazioni telefoniche tra i poliziotti durante le operazioni (“speriamo che muoiano tutti queste zecche bastarde” dice una voce “intanto uno è già…” risponde un’altra) sono le sequenze più scioccanti del film. Nel documentario ampio spazio viene dedicato alla morte di Carlo Giuliani, dieci anni dopo ancora senza giustizia, e ai famigerati black bloc che arrivano, agitano i movimenti e scappano nel totale disinteresse della polizia che invece si scaglia puntualmente sui manifestanti pacifici. 

Il film riassume con perizia storica e documenti originali i fatti del G8 ma è alquanto ridondante. Alcune scene vengono mostrate due o tre volte, prima con il commento ufficiale fornito dalle autorità e poi con la ricostruzione dei due giornalisti. Un trucco noioso che comunque non intacca l’integrità del film.

Due pellicole importanti che arrivano forse dopo troppi anni ma che con tutti i loro limiti  rappresentano un contributo importante affinché si continui a tenere viva la memoria su una delle vicende più drammatiche della storia italiana e non solo.

Monica Straniero  

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