Quasi amici. Coppia scorretta, remake assicurato

L`angolo di Michele Anselmi | Pubblicato su Il Secolo XIX

Come sorprendersi che sia già partita la corsa al remake? Tutti pazzi per “Quasi amici. Intouchables”, il film francese che in patria è stato visto da oltre 19 milioni di spettatori, per un incasso pazzesco che si aggira sui 170 milioni di euro. Più di tre volte “Che bella giornata” di Checco Zalone. La Weinstein Company ha acquistato i diritti per un rifacimento americano, forse con Colin Firth nella parte del ricco tetraplegico interpretato da François Cluzet. La Medusa, che da venerdì ha spedito l’originale nelle sale, sta già lavorando, memore di “Benvenuti al Sud”, a una rilettura italiana, magari con Sergio Castellitto o Fabrizio Bentivoglio. Meno facile sarà trovare, ammesso che lo si voglia lasciare di colore, il coprotagonista della storia: cioè il badante scostumato e vitalista, pure avanzo di galera, che Omar Sy rende con gagliarda simpatia, alla fine restituendo la gioia di vivere al disabile paralizzato dal collo in giù. 

Non che gli incassi debbano azzerare ogni giudizio estetico o etico sulla materia narrata, benché oggi in Italia siano in molti a crederlo, a partire da Fausto Brizzi, ma davvero ce ne vuole a vedere in “Quasi amici” una nuova e strisciante forma di razzismo, anche perché sono decenni che Eddie Murphy, sullo schermo, fa suppergiù le stesso cose. Tuttavia Jay Weissberg scrive su “Variety” che scrivendo che i registi Éric Toledano e Olivier Nakache «mai prima ad ora avevano consegnato un film così offensivo, dove si propone qua e là, in modo indiscriminato, un tipo di razzismo alla “zio Tom” che si spera sia definitivamente sparito dagli schermi americani». Boh!  I due cineasti, volati a Roma, sono stanchi di replicare. La stroncatura ha fatto il giro del mondo, non ne possono più. «Una provocazione idiota da parte di un critico che ha giudicato la storia con un occhio esclusivamente americano. La Francia ha un passato colonialista, l’approccio al problema dell’immigrazione è del tutto differente» fa Toledano. Raddoppia Nakache: «Quel signore ha visto nel borghese paralizzato il padrone e nel badante nero uno schiavo. Io penso che gli spettatori siano molto meno fessi. La settimana prossima andiamo in America per l’uscita del film. Vedremo se il pubblico reagirà allo stesso modo».

“Quasi amici” è liberamente ispirato a una storia vera, affiorata nel 2004 grazie a un documentario. Nel film l’arabo Abdel diventa il senegalese Driss, mentre il bianco Philippe Pozzo di Borgo conserva il nome. In stato di grazia gli interpreti che li incarnano, appunto l’esuberante Omar Sy e il meditabondo François Cluzet, bisogna riconoscere benissimo doppiati da Simone Mori e Angelo Maggi. Quanto alla vicenda, forse la conoscete. L’aristocratico paraplegico che cita Apollinaire e ascolta Mozart ha bisogno di un nuovo infermiere personale, nessun badante regge allo stress; l’oltraggioso disoccupato di periferia, appena uscito di galera, tutto jeans, felpa e musica degli Earth, Wind & Fire, ha bisogno solo di una firma per il sussidio e invece viene ingaggiato. Coppia improbabile, tutto congiura contro. Ma l’irriverente Driss, che non prova nessuna pietà, solo forse curiosità, e comunque ha bisogno di soldi, sa come prendere il sofisticato Philippe. Lo sfida ogni giorno a reagire, lo stimola a conoscere la donna amata per corrispondenza, lo sfotte, lo fa correre in Maserati, gli trucca la carrozzina, gli strappa il sorriso sparando scemenze irriguardose. Tipo: «Dove si trova un tetraplegico? Dove l’hai lasciato». 

Risultato: per quasi due ore non si guarda mai l’orologio. Sarà pure bozzettistico nel ritratto di alcuni personaggi di contorno, abile nella costruzione del rapporto cameratesco in virtù delle abissali differenze di classe, lacrime e risate sono estorte con tempismo perfetto. Epperò, con buona pace dei “Cahiers du cinéma” e di “Libération”, il film custodisce un animo sincero, senza tacere la crudezza della malattia invalidante, l’imbarazzo dei pannolini, la tosta realtà criminale delle periferie. 

«Mi sento come una bistecca congelata su una griglia rovente» confessa Philippe, mentre l’altro rimeggia: «Niente cioccolato per l’handicappato». Lo sappiamo. Il cinema non è nuovo a queste strane coppie in materia di  disabilità, ritardo mentale, paralisi totale. Qualche titolo? Lo spagnolo “Mare dentro”, il francese “Lo scafandro e la farfalla”, il belga “L’ottavo giorno”, l’americano “Rain Man”, l’irlandese “Il mio piede sinistro”. Ma è soprattutto il nostro “Profumo di donna” ad aver ispirato i due registi, per il mix di realismo e commedia. Pensate: in ufficio conservano ancora il poster di Gassman nel film di Risi.

Michele Anselmi

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