Pollo alle prugne. Nel magico mondo di Marjane Satrapi

Pollo alle prugne | Tra fiaba e sogno felliniano 

La vita è un sospiro, fumo di sigaretta che sale denso e ricco verso le nuvole, lieve eppure pesante come l’anima. E Nasser Ali (uno straordinario Mathieu Amalric) impara a catturarlo con la sua musica, con la quale per tutta la vita suonerà il suo amore negato per una donna Irane (una stupenda Golshifteh Farahani).

Bellissima e impossibile come l’Iran di cui porta il nome, quel paese che Marjane Satrapi, nata là ma ormai trasferitasi in Francia da molti anni, porta scolpito nel cuore. Irane rappresenta il sogno di un Paese passato, di una democrazia che poteva esistere, di un mondo migliore svanito… Nasser Ali gira la terra in lungo e in largo e suona, ovunque, e la sua musica incanta perché racchiude il dolore del suo cuore spezzato. Infine torna in Iran e sposa una donna che non ama. Una professoressa di matematica (rigida e triste Maria de Medeiros) perdutamente e inutilmente innamorata di lui che un giorno, durante l’ennesimo litigio, distrugge irreparabilmente il suo violino.

Nasser parte allora alla ricerca di un nuovo strumento. E nel suo viaggio incontrerà diavoli, matti, saggi e amori perduti. Fino a quando il sospiro della vita non svanirà per sempre… Dalla stessa autrice di Persepolis, un nuovo racconto dal sapore magico e incantato (diretto in coppia con Vincent Paronnaud) che come nelle antiche fiabe persiane ci porta indietro nel tempo nella Tehran degli anni Cinquanta.

L’idea della morte pervade questa pellicola ma una fine sognata, immaginifica come si legge nei racconti orientali in cui destino e morte si intrecciano e non basta un cavallo per fuggire lontano dalla “nera signora” perché questa è sempre là che pazientemente attende e il cerchio deve chiudersi. Pollo alle Prugne è un film con veri attori e vere immagini (mentre Persepolis era un film d`animazione basato sulla graphic novel autobiografica della stessa Satrapi scritto e diretto da lei insieme a Paronnaud ) ma contiene tutta la fantasia, la creatività e la libertà di un film d’animazione.

Oscilla fra burlesque e sentimenti, fantasia e serietà, e richiama un mix di generi. Salta dalla parodia alla sitcom, dal melodramma all’italiana al film fantasy, citando Méliès. C’è un po’ di Sophia Loren e un po’ di Murnau, un po’ di Lubitsch, un po’ di Hitchcock e di Fellini, ci sono pupazzi e animazione… Con l’ intento di dare un punto di vista moderno ad una storia antica, giocando con le citazioni e il linguaggio estetico che appartiene sia a Satrapi che a Paronnaud, entrambi fumettisti.

È un film multiculturale che possiede tante voci diverse. Una pellicola girata in Germania e ambientata in Iran, con Isabella Rossellini (che interpreta la madre del protagonista), Maria de Medeiros portoghese, Golshifteh Farahani iraniana, Rona Hartner che è rumena, Serge Avedikian di origini armene, Jamel Debbouze i cui genitori sono marocchini, Mathieu Amalric francese e Chiara Mastroianni (nei panni della figlia di Nasser Ali).

Francesca Bani

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