The Raven. Poe tra classico e moderno

L`angolo di Michele Anselmi | Pubblicato su Il Riformista

Un corvo di marmo è inciso sulla tomba di Edgar Allan Poe (1809-1849), potente scrittore gotico infinite volte saccheggiato dal cinema, specie nei primi anni Sessanta, quando Roger Corman costruì la sua fortuna girando con Vincent Price horror a basso costo tratti da “Il pozzo e il pendolo”, “La tomba di Ligeia” eccetera.

Mezzo secolo dopo qualcosa di quei film rivive in “The Raven”, appunto il corvo, dal titolo di una mitica poesia, anche se l’approccio è più sofisticato, realistico, letterario, pensando sia al risuolato “Sherlock Holmes” sia alle truci serie stile “Csi”. Il regista, l’australiano James McTeigue, è quello di “V per vendetta”: in quei climi  si muove bene, tra effettacci e suspense, senza imitare Tim Burton, e anzi recuperando una dimensione antica del racconto.

L’idea consiste nel proiettare lo stesso Poe, colto nell’ultimo anno di vita, minato nel fisico dall’alcol, nella caccia a un assassino che prende spunto dai suoi racconti, quasi pantografandoli, per inscenare omicidi efferati. Finché il copy-killer di Baltimora non rapisce la fidanzata dello scrittore, chiudendola in una cassa di legno interrata, e a quel punto la sfida sarà ancora più snervante, sul filo delle ore. Classico e moderno insieme. Mischiando fatti veri e inventati, il film è solido, cupo, febbricitante, povero ma non misero (l’hanno girato in Serbia). E John Cusack è un Poe dolente al punto giusto.

Michele Anselmi


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