Festival del cinema europeo di Lecce: omaggio a Sergio Castellitto e Emir Kusturica riempie la sala di applausi

Si è chiusa ieri la tredicesima edizione del Festival del Cinema Europeo, tenutosi a Lecce dal 17 al 21 Aprile con enorme apprezzamento del pubblico. Considerando i costi dei biglietti bassissimi, con alcune programmazioni del tutto gratuite, si può parlare di uno dei pochi eventi davvero “popolari”. La programmazione ha omaggiato l’Italia con Sergio Castellitto che ha ripercorso brevemente la sua carriera di attore e regista. Per il divo è “Non ti muovere”, tratto da un romanzo della moglie Margaret Mazzantini, il passaggio cruciale della propria carriera.

Attesissimo ed emozionante anche l’incontro con il regista jugoslavo Emir Kusturica. Nella sala gremita di spettatori silenziosi e attenti, il grande autore ha cercato di raccontare cosa accade nelle terre balcaniche, qual è la situazione politica e sociale che si vive, e ancora le tensioni e i conflitti che non si discostano da una situazione tipica dello stare in guerra. Attraverso la sua arte cinematografica, Kusturica è il regista surreale di un realismo non di rado accomunato a Fellini, in cui l’ironia, la musica balcanica e i personaggi grotteschi riescono a penetrare e descrivere la tragica realtà, che riemerge nelle speranze di chi, con l’amore, lotta e supera le divisioni dell’odio sociale. L’incontro è terminato con la proiezione del suo “La vita è un miracolo”.

Il festival si è chiuso con la premiazione dei vincitori nelle varie categorie. “Per aver fatto capire, con un linguaggio cinematografico rischioso e innovativo, come la normalità quotidiana possa nascondere l’angoscia di una depressione femminile, fino alla sospensione della coscienza”, con questa motivazione, tra gli 11 film in concorso provenienti da Russia, Svezia, Spagna, Croazia, Germania, Norvegia, Danimarca, Austria, Polonia, si aggiudica il Premio della Giuria il film italiano “Vacuum” di Giorgio Cugno. Il film, a cui vengono assegnati altri riconoscimenti, mette in scena con originalità e sensibilità femminile la depressione postpartum, condizione difficile contro cui la donna deve combattere, nella più totale solitudine e nell’incomprensione sociale.

Il Premio Mario Verdone, giunto al terzo anno, viene assegnato al regista Andrea Segre per il film “Io sono Li”, “perché valorizza i temi dell’amore e della comprensione tra individui provenienti da culture diverse e lontane e che propone con delicata sensibilità umana il ritratto di due figure unite nel condividere la solitudine delle loro esistenze”.

Patrizia Miglietta

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