Il Dracula della Universal. La nascita di un mito

Era il 1931 quando Tod Browning diresse per la Universal, la casa di produzione che per tutti gli anni Trenta e Quaranta sarà sinonimo di horror, il suo Dracula, un film fondamentale per il genere come pochi altri. Fino ad allora solo il cinema europeo aveva affrontato il mito del vampiro con Nosferatu il vampiro, capolavoro espressionista di Murnau. Per andare sul sicuro, i produttori americani decisero di basare la sceneggiatura sulla versione teatrale che Hamilton Dean e John L. Baldertson avevano ricavato dal libro di Bram Stocker.

Il ruolo principale, inizialmente, fu offerto al grande Lon Chaney, ma “l’uomo dalle cento facce” morì per un cancro alla gola proprio nell’agosto del ’30. La seconda scelta ricadde allora su Bela Lugosi. Di origine ungherese, l’attore non era nuovo a quei panni, avendo già interpretato per molto tempo a teatro proprio la pièce di Dean e Baldertson. E la scelta si rivelò più che azzeccata: lo sguardo ipnotico, il movimento ondeggiante delle mani, il fascino decadente e la strana pronuncia inglese contribuirono ad imprimere la sua caratterizzazione nell’immaginario popolare.

Nella pellicola, Dracula ci appare fin dall’inizio per quello che è: un essere disumano che vive in una tomba, nelle segrete del castello, tra topi, armadilli e pipistrelli. Eppure non è questa la prima immagine che vedrà Renfield il quale, dopo aver ignorato i consigli degli abitanti del piccolo paese di Borgo Passo, decide di andare comunque al castello. L’immagine che il Conte trasmette al suo ospite è, al contrario, imponente, di netta superiorità. E’ un dio quello che, scendendo dalle scale, si avvicina al piccolo agente immobiliare. E lo stesso effetto ebbe su tutti gli spettatori, incantati da quello sguardo magnetico che Lugosi era riuscito a trasmettere al suo personaggio. Eppure, inizialmente, proprio quegli occhi non si dovevano vedere. Quando la pellicola fu terminata, pare che Laemmle, proprietario della Universal, ne fosse scontento; all’opera finita furono operati parecchi tagli e aggiunti i primi piani degli occhi del vampiro che, nelle intenzioni di Browning, doveva, invece, rimanere una creatura più elusiva.

Una curiosità: si era deciso, alla Universal, di girare due versioni di Dracula, una americana e una in spagnolo per il mercato latino-Americano affidata al regista George Melford. Utilizzando gli stessi studios, gli attori subentravano di notte sui set lasciati liberi dalla troupe americana e giravano la loro versione. Grazie anche alla possibilità di assistere alle riprese di Browning, questa seconda unità riuscì ad offrire una pellicola di ottima qualità.

Il Dracula americano generò presto diversi seguiti – La figlia di Dracula, Il figlio di Dracula, Al di là del mistero, La casa degli orrori –, ma Lugosi per quanto legato fortemente nell’immaginario alla figura del Conte non ne interpretò nessuno, lasciando la difficile eredità ad attori come Lon Chaney Jr. e John Carradine. Per rivederlo nei panni del principe dei vampiri bisognerà aspettare Il cervello di Frankenstein (1948), una parodia che ridicolizza tutti i mostri classici della Universal, interpretata dal del duo comico di Gianni e Pinotto. Ma gli anni sono cambiati e sul grande schermo prendono sempre più piede film di ragni giganti: lo sguardo ipnotico di Bela Lugosi non basta più a incutere terrore nel nuovo spettatore.

Marco Scali

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