Tutti i nostri desideri, sensibile e intenso film francese

Claire è un giovane magistrato di Lione: un giorno davanti a lei, in tribunale, compare la madre di una compagna di classe di sua figlia, “strozzata” dal sovraindebitamento. Decide allora di coinvolgere Stéphane, giudice esperto e disincantato ma sensibile al problema, nella sua battaglia contro le derive del credito al consumo. Tra lei e Stéphane nasce qualcosa: il desiderio di cambiare la realtà e un rapporto profondo, ma soprattutto l’urgenza di vivere questi sentimenti.

Liberamente ispirata al romanzo di Emmanuel Carrère Vite che non sono la mia, la pellicola del regista francese Philippe Lioret già autore di Welcome (commovente storia di amicizia tra un ragazzo curdo in cerca di una patria e un istruttore di nuoto francese che se ne prende cura) colpisce per l’intensità delle emozioni che racchiude. Due giudici (un uomo e una donna, molto diversi tra loro, magnificamente interpretati da una Marie Gillain, giovane e idealista e da un più maturo e tormentato Vincent Lindon), uniti dal caso di una madre attanagliata dai debiti e da una forma di complicità e amore che scoppia avida e improvvisa.

Un film di denuncia, in un’epoca di grave crisi economica, della cinica realtà degli abusi del mercato, ma che esplora a fondo anche quei momenti in cui la vita si para di fronte a noi in tutta la sua crudezza e ci troviamo a fare i conti con noi stessi, a cambiare le nostre priorità, tessere legami che non avremmo mai immaginato riuscendo così a superare i nostri limiti.

Tutti i nostri desideri acquista allora un duplice senso spaziando dalle tentazioni che il denaro permette di soddisfare (di cui le voci chimeriche delle società di credito al consumo sono espressione) fino a quei desideri totalizzanti che uniscono le persone e le portano a percorrere un tratto di cammino insieme.

Francesca Bani

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