Quella casa nel bosco. Una nuova antologia dell’horror contemporaneo

Da diversi anni Joss Whedon è considerato una delle migliori menti della nuova Hollywood, e le grandi speranze che le major hanno riposto nel creatore di Buffy l’ammazzavampiri e Angel sembrano dare i suoi migliori frutti proprio in quest’annata cinematografica. Mentre nei cinema di tutto il mondo The Avengers, la sua seconda regia per il grande schermo, sta battendo ogni record di incasso, arriva finalmente nelle nostre sale Quella casa nel bosco, co-sceneggiato dall’autore assieme a Drew Goddard, che qui dirige un film dell’orrore intelligente e atipico.

Cosa si aspetta il pubblico da una pellicola che racconta le vicende di cinque studenti americani che decidono di passare un fine settimana in una sperduta baita di montagna ? Tutto quello che, in un film del terrore, puntualmente accade anche in questa storia. Eppure le premesse per una visione altra vengono offerte agli spettatori fin dalla prima scena del film, che ci introduce nella routine lavorativa di alcuni grigi impiegati di un moderno ufficio. Chi sono veramente le vittime destinate al sacrificio, in quali personaggi è necessario identificarsi, e per quali motivi i cinque protagonisti vengono spinti a trasformarsi in figure archetipiche monodimensionali ?  È bene raccontare il meno possibile la trama, poiché ci si trova di fronte ad una di quelle pellicole che ha il suo principale punto di forza nel ribaltamento dei punti di vista e in cui i continui colpi di scena sorreggono il ritmo di una narrazione che procede incalzante fino all’apocalittico atto finale.

Goddard dirige con mano sicura un film che gioca su alcuni dei topos del genere horror nella cultura orientale e occidentale,  rimarcandone le differenze ma sottolineandone con sapienza anche i tratti comuni, dimostrando in questo tutta la sua cultura cinematografica; Quella casa nel bosco riesce infatti a richiamare nella memoria degli spettatori alcuni dei migliori titoli dell’orrore che hanno attraversato la storia del cinema, eppure, rispondendo al desiderio dei suoi autori di riflettere sui meccanismi costitutivi degli horror movies, ha il grande merito di riuscire a svelare, con intelligenza (e grande ironia) gli elementi fondanti di un’iconografia ormai abusata, risultando in tal modo un lavoro profondamente diverso da tutti i suoi predecessori e una lezione di cinema che nessuno, fino ad oggi, aveva mai  raccontato.

Attenzione al cameo affidato a Sigourney Weaver: le sue battute racchiudono il segreto che la casa di Whedon e Goddard custodisce.

Marco Moraschinelli

 

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