Roman Polanski: A Film Memoir. Dentro la vita di un uomo

Un destino, una vittima, un regista, una vita. Sono i punti cardini attraverso cui l’asse portante della biografia di un protagonista e di un uomo oscilla senza mai cedere. A Film Memoir di Laurent Bouzereau è un documentario-intervista, una testimonianza sul grande regista Roman Polanski, l’autore di capolavori come Il pianista, con cui nel 2002 vinse l’Oscar e la Palma d’Oro al Festival di Cannes; il film più intenso sull’abominio nazista che la storia del cinema abbia mai prodotto: una verità, una crudezza e freddezza delle immagini che fanno rabbrividire sino al disgusto.

Siamo fuori dalla messa in scena e dalla scenografia, siamo al di là dell’esperienza immersiva degli attori. Un film ci commuove, ci scuote l’anima, ma tutto è sempre filtrato dall’interpretazione, dalla mediazione cinematografica. Qui è la testimonianza che tocca l’anima nel più profondo, perché questa volta Roman Polanski ha messo davanti se stesso, raccontando al suo vecchio amico e compagno di lavoro Andrew Braunsberg, produttore cinematografico, tutto ciò che è stata la sua infanzia, i frammenti di scene un po’ sbiadite non perché dimenticate, ma perché vissute con gli occhi di un bambino che non comprende il motivo degli spostamenti repentini della sua famiglia, che si stupisce nel dover dimostrare di essere ebreo portando obbligatoriamente una fascia al braccio. E poi la sopravvivenza nel ghetto, la fame e la morte, il rapporto con la famiglia e l’amico d’infanzia e ancora tanta morte. Polanski continua a raccontare in lacrime il dolore e l’assurdità di tanta sofferenza: più di ogni altra sofferenza, la morte della madre deportata e poi uccisa dai nazisti, mentre era in stato di gravidanza, crea un trauma che si ripercuote nella vita privata e nelle scelte amorose del regista.

Quando il successo arriva con i primi film, Polanski è un regista più forte perché ha realizzato un sogno. In amore un disastro, il primo matrimonio con Barbara Lass dura poco più di due anni. Nel 1968 si innamora e sposa l’attrice Sharon Tate. Ma tragedia chiama tragedia nell’esistenza di quest’uomo. Tate all’ottavo mese di gravidanza, insieme ad altri amici, nel 1969, viene uccisa dalla famigerata famiglia Manson. Ogni felicità nella vita di Polanski sembra trascinarsi una maledizione. Oltre il vuoto della perdita della moglie, su di lui ricade l’infamia dell’opinione pubblica che addirittura lo sospetta per l’omicidio. Supererà anche questo dramma, anni dopo sposerà la bellissima Emmanuelle Seigner, tutt’ora sua moglie, protagonista in diversi suoi film tra cui Frantic (1988) e Luna di fiele (1992).

Un’alternanza di vita e di morte, di distruzione e ricostruzione, come una continua sfida, la volontà di produrre, di creare lo aiuta ad andare avanti: Il coltello nell’acqua (1962), Repulsion (1965) , Cul-de-sac (1966), Tess (1979), Luna di fiele (1992), Per favore non mordermi sul collo! (1967), Rosemary’s baby (1968), Macbeth (1971), ogni pellicola di Polanski è un capolavoro, un passo della sua vita. E’ stanco il maestro quando racconta della nota vicenda di violenza sessuale a danno di una ragazza di quattordici anni che ha macchiato per sempre la sua vita, un fatto per cui ha scontato la pena col carcere, ma di cui ancora trascina i segni dei sensi di colpa. Raccontarsi al grande pubblico in prima persona, liberarsi da scene orribili dei ricordi ancora troppo vivi nel suo cuore, forse, A Film Memoir è il film più intimo sulla vita di un maestro del cinema.

Patrizia Miglietta

Lascia un commento