War Horse. Esce per l’Home Video il film di Spielberg

L’uscita per il mercato homevideo, prevista per domani, offre l’occasione per soffermarsi nuovamente sull’ultima, straordinaria, pellicola di uno dei più importanti autori americani degli ultimi quarant’anni. Dopo l’enorme delusione per il quarto capitolo di Indiana Jones del 2008 ed un’opera riuscita solo in parte come Le avventure di Tintin: Il segreto dell’Unicorno, Steven Spielberg torna finalmente ad altissimi livelli con War Horse. Bastano i primi minuti per immergersi completamente nella pellicola e lasciarsi trasportare dalle emozioni scaturite dalla sua visione.

Il film narra l’incredibile storia di un cavallo di nome Joey che, allo scoppiare della Grande Guerra, viene venduto all’esercito inglese dal padre del giovane Albert con il quale ha instaurato un rapporto davvero speciale. Joey vivrà avventure d’ogni tipo, attraversando i campi di battaglia di un’Europa martoriata dalla guerra e passando con alterne fortune da un proprietario all’altro sino alla fine del conflitto mondiale. War Horse, tratto dall’omonimo romanzo di Michael Morpurgo, è stato candidato a sei premi Oscar tra cui quelli per la miglior fotografia del grande Janusz Kaminski, sodale da lungo tempo di Spielberg, e per la miglior pellicola dell’anno. Nonostante la considerevole lunghezza, vicina alle due ore e mezza, il film scorre via molto velocemente grazie all’incredibile pathos di cui è intriso.
Sono stati in molti a criticare l’ultima fatica del re mida di Hollywood, accusandolo di buonismo ed eccessivo sentimentalismo.

Se un film così fosse stato realizzato negli anni Quaranta o Cinquanta del secolo scorso sarebbe stato acclamato e osannato come accade(va) alle migliori opere di  John Ford, ma siamo negli anni Duemila e la società nel frattempo è divenuta sempre più cinica e insensibile, atrofizzata e indifferente alle sorti altrui. Non stupisce quindi che molti non si lascino andare di fronte ad un’opera che fa del classicismo, del lirismo e del sentimentalismo più sfrenato la sua cifra stilistica. Fin dall’inizio sono tanti i momenti commoventi e le scene madri, filmate con incredibile maestria e con grande perizia tecnica che sprigiona calore laddove Tintin invece lasciava piuttosto freddi e non pienamente coinvolti dalle vicende narrate. Difficile non rimanere rapiti e travolti dalle forti emozioni provocate dalle molte scene memorabili, come l’eroico tentativo da parte di Albert e del suo amico a quattro zampe di arare un terreno arido e pietroso o la disperata corsa del cavallo attraverso le trincee in mezzo all’infuriare della battaglia.

Bello e a tratti divertente l’incontro al fronte, in mezzo alle due linee rivali e opposte, tra un soldato britannico e uno tedesco che collaborano per prestare soccorso a Joey rimasto prigioniero del filo spinato. Emblematica questa sequenza per comprendere tutto l’umanesimo e l’incrollabile fiducia nell’uomo di cui è intriso il film e il cinema di Spielberg in generale. Il cineasta americano sta come sempre dalla parte dei più giovani, dei delusi e degli indifesi, rappresentati qui anche dai poveri cavalli coinvolti e sconvolti dalla follia e dall’orrore della guerra degli uomini. War Horse è una favola, inserita in un contesto storico reale e fortemente drammatico, e come tale ha diritto al suo sacrosanto lieto fine. In molti lo contesteranno ma a Spielberg non interessa assolutamente perché il pubblico a cui si rivolge è un altro, è quello dei romantici e dei sognatori, perché a volte, almeno al cinema, è giusto poter sognare e sperare per il meglio.

Boris Schumacher

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