Marilyn. Ritratto di una diva, ricordo di una donna

Marilyn, l’esordio alla regia cinematografica di Simon Curtis, è un ricordo colmo di nostalgia e tenerezza e al contempo un luminoso atto d’amore nei confronti di una delle donne più famose del mondo, la cui immagine iconica, a quasi cinquant’anni dalla sua scomparsa, restituisce ancora con grande forza un’idea di perfezione e fragilità che non ha mai trovato eguali nella storia del cinema.

La sceneggiatura del film nasce dalla rielaborazione dei due libri scritti dal documentarista Colin Clark: il primo, The prince, the showgirl and me, spiega in quale modo l’allora ventitreenne Clark (interpretato nel film da Eddie Redmayne) ottenne il lavoro di terzo assistente alla regia sul set inglese di Il principe e la ballerina, che Sr. Laurence Olivier si apprestava a dirigere nell’estate del 1956; il secondo, My week with Marilyn, è la testimonianza, intima e affettuosa, del tempo che il ragazzo trascorse assieme alla Monroe, quando con lei condivise una fuga romantica e salvifica dalla problematica lavorazione della pellicola.

Marilyn è un film estremamente interessante poiché non si limita, come accade in Notting Hill, a costruire la sua narrazione solamente sull’incontro improbabile tra un uomo comune e una super star del cinema, ma racconta, con credibilità ed efficacia, in quale modo l’arrivo in Inghilterra della Monroe mise in crisi l’arte e l’identità artistica di Laurence Olivier (nel film Kenneth Branagh), suscitando le gelosie della di lui moglie, Vivien Leigh, in un momento storico in cui l’attore e regista inglese tentava di rilanciare la sua carriera come star del cinema in un panorama culturale in profondo mutamento, di cui la bionda per eccellenza dell’establishment hollywoodiano era rappresentante ed emblema.

Marilyn Monroe viene ritratta nel modo in cui tutti i suoi fan, ancora oggi, amano immaginarla: ingenua, seducente, estremamente fragile, capricciosa, insicura e al contempo spaventata e vulnerabile. Un ritratto bellissimo, profondamente umano, dovuto al talento e al coraggio di Michelle Williams, abilissima nel donare un nuovo corpo alla diva Monroe sul grande schermo, ma al contempo commovente quando ci consente di appassionarci, ancora una volta, alle umanissime vicende della donna Norma Jeane Baker.

Marco Moraschinelli

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