Il CinemAvvenire Video Festival: l’Olimpiade romana del cinema

Al via dal primo e fino al diciassette giugno la terza edizione del CinemAvvenire Video Festival: la rassegna cinematografica ideata ed organizzata dall’Associazione CinemAvvenire, in programma presso il Centro Culturale Polivalente del quartiere San Lorenzo di Roma.

Fondata dal regista Gillo Pontecorvo per promuovere e dare visibilità al cinema indipendente dei giovani, quest’anno festeggia il suo ventennale con la serata di cerimonia di chiusura della terza edizione del Video Festival, presentato dagli stessi organizzatori come un’Olimpiade del cinema di breve durata.

Ricca, variegata, tematicamente eclettica e internazionale e, come sempre, attenta ai nuovi e innovativi linguaggi cinematografici, quest’Olimpiade romana del cinema ha in gara cinquantasei opere, spalmate nelle due sezioni e provenienti da tutto il mondo, e un lungometraggio fuori concorso Bianco di Roberto Di Vito, definito come “un’opera coraggiosa e sufficientemente provocatoria per il panorama italiano.

Ne abbiamo allora parlato con Sergio Di Lino, il direttore artistico del festival.

Il CinemAvvenire Video Festival giunge alla terza edizione, qual è il filo conduttore delle opere in programma?

<<Sin dalla sua prima edizione, il CinemAvvenire Video Festival è stato caratterizzato dalla presenza di due sezioni competitive. La prima, denominata Concorso Internazionale Cortometraggi, è, diciamo così, a tema libero: è il territorio di confronto fra gli sguardi più disparati, gli orizzonti culturali e referenziali più eterocliti. Spesso le opere presenti in questa sezione sembrano entrare in conflitto tra loro, tanta è la differenza – per fortuna non qualitativa – che li separa. L’altra sezione competitiva si intitola Internazionale Doc “Identità & Diversità”, e come indica il titolo è riservata a quei documentari che, in modi e con strumenti differenti, promuovono un qualche tipo di rapporto con l’Altro da Sé; in questa sezione c’è forse più omogeneità, dato che molti interpretano il tema come un’indagine sul sociale; ma qualcuno, di tanto in tanto, si prende qualche rischio in più, provando a interpretare l’alterità come una questione innanzitutto di sguardo, e quindi di messa in scena.

 L’Altro da Sé come un modo “altro” di guardare a se stessi. Quest’anno, le opere documentarie che “ci provano” in tal senso sono meno infrequenti degli anni precedenti: qualche regista più spericolato di altri ha addirittura accettato la sfida del cinema strutturalista, dell’antinarratività e dell’avanguardia pura. Sarà interessante verificare come il pubblico reagirà a queste piccole “provocazioni”. Altri temi “trasversali”, che attraversano un po’ entrambe le sezioni, sono il mondo del lavoro e la famiglia vista più che altro come “assenza”.

C’è un pessimismo di fondo, in molte opere, che a tratti mi ha lasciato spiazzato, ma lo comprendo: nella maggior parte dei casi, si percepisce a pelle che si tratta di film realizzati “all’impronta”, sulla scorta di un’urgenza emotiva che trova nel precariato – lavorativo – e nella precarietà – più che altro affettiva e familiare – due mondi complementari in grado di formare la sintesi più esatta dello “stato delle cose” attuale… Specie se consideriamo che la maggior parte dei registi che partecipano al nostro festival sono giovani, e vivono tutti i problemi occupazionali dei giovani>>.

Il CinemAvvenire Video Festival, dopo tre anni di rodaggio, durante i quali sono state mostrate pellicole esploranti ed indaganti l’identità e l’alterità di luoghi, linguaggi e comunità, si appresta a diventare un vero film festival. 

Alessandra Alfonsi

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