Un amore di gioventù, il primo non si scorda mai…

Camille ha 15 anni, Sullivan 19. Il loro amore, cresciuto durante l’estate, è intenso e passionale, ma in autunno Sullivan parte per il Sudamerica e Camille resta sola. L’inverno del suo cuore è lungo, gli anni passano e la ragazza sembra non riuscire a dimenticare, finché non conosce un maturo architetto di cui diventa assistente e amante. Ma Sullivan ricompare d’improvviso nella sua vita…

30enne, alla sua terza opera dopo Tutto è perdonato e Il padre dei miei figli – presentato al Festival di Cannes 2009, dove ha vinto il premio speciale della giuria nella sezione Un Certain Regard – la regista e sceneggiatrice francese Mia Hansen-Løve torna sugli schermi con una storia lieve e struggente: Un amore di gioventù.

Una vicenda che racconta l’ingresso nell’età adulta di un’eroina dei nostri tempi, attraverso il volto e il corpo, sensibile, della giovanissima Lola Créton. Naturale come il fluire del tempo, delicato e lento, un film luminoso, sulla solitudine e la perdita, denso di sentimenti e di emozioni trattenute.

Tre vite si intrecciano, tre percorsi di personaggi solitari, confinati nei loro mondi, si legano strettamente. La protagonista Camille, appassionata e ferita, Sullivan, giovane e ardente, desideroso di nuovi spazi, Lorenz, segnato da una vita già vissuta. Si amano e soffrono, si trovano e si lasciano, tra i vicoli di Parigi e l’assolata campagna francese. In una cornice di profonda leggerezza che rimanda a certe atmosfere in bilico tra Truffaut e Bresson, a una “nuova” Nouvelle Vague di là da venire, in una realtà sospesa e misteriosa.

Francesca Bani

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