Un sapore di ruggine e ossa. La tensione costante del cinema di Audiard

Ali, ex boxer dal passato tormentato, si trasferisce dal nord della Francia ad Antibes, dove vive sua sorella, insieme al figlio di cinque anni che conosce a malapena. In breve tempo trova lavoro come buttafuori in una discoteca dove una sera, in seguito ad una rissa, conosce la bella Stephanie, addestratrice di orche marine nel parco acquatico di Marineland. I due si ritroveranno tempo dopo, in seguito ad un tragico incidente che ha lasciato Stephanie senza le gambe, costretta su una sedia a rotelle con una vita distrutta da ricostruire faticosamente.

Audiard, autore della sceneggiatura insieme a Thomas Bidegain, s’ispira ad una serie di racconti dello scrittore canadese Craig Davidson per dare vita all’incontro tra due personaggi tratteggiati magnificamente e portati sul grande schermo in maniera magistrale. Il regista francese conferma ancora una volta le sue grandi capacità nel dirigere gli attori, trovando in Marion Cotillard e Matthias Schoenaerts  due protagonisti intensi e verosimili. Per tutta la durata del film si percepisce una tensione costante, rafforzata dalla fisicità dei suoi personaggi. Ali e Stephanie cercano di sorreggersi reciprocamente di fronte ai duri colpi che la vita riserva loro, sono due anime ferite che hanno smesso da tempo di sognare e che cercano di rialzarsi e di riprendere un cammino più volte interrotto. E’ faticoso scrollarsi di dosso la ruggine e non tutte le ossa fratturate si rimarginano. Sul finire, quando l’empatia con i protagonisti è ormai totale, giunge, sgradita e inaspettata, una caduta di stile davvero insolita per un cineasta come Audiard, che opta per una facile scorciatoia per giungere ad una risolutoria quadratura del cerchio, tanto frettolosa quanto  forzata. Unico difetto, sebbene non da poco, di un’opera curatissima in ogni suo dettaglio, dall’uso efficace delle canzoni incastonate nella colonna sonora firmata dal sempre più apprezzato e richiesto Alexandre Desplat al notevole e stupefacente lavoro di computer grafica sul corpo di Marion Cotillard che rende la menomazione fisica più vera del vero.

Audiard si conferma dunque uno dei registi più importanti e interessanti del panorama cinematografico francese, sebbene non sia riuscito in questo caso a raggiungere le vette, altissime, dei suoi lungometraggi precedenti, da Sulle mie labbra fino a Tutti i battiti del mio cuore, che costituiscono i tasselli fondamentali e indispensabili della sua filmografia.

Boris Schumacher

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