Marley, la leggenda del reggae tra musica, vita e rivoluzione

Domani, martedì 26 Giugno, è l’unico appuntamento al cinema per godersi Marley, del regista premio Oscar Kevin MacDonald. Per la completezza e minuziosità del racconto, il film è l’unico autorizzato dalla famiglia Marley. Dopo la morte del re del reggae, nel maggio 1981, numerose sono state le pubblicazioni sulla sua produzione artistica, dvd su concerti live e biografie, ma questo documentario rappresenta una fonte esaustiva su ciò che è stato il grande Bob, non solo sul piano artistico ma soprattutto su quello umano, sulla vita privata, sulle emozioni e sulle lotte intraprese anche a riflettori spenti. Quando un uomo diventa leggenda, tutti ne parlano e nessuno dimentica. Ma spesso, pochi conoscono a fondo il perché un uomo riesca a far parlar di sé in tutto il mondo.

Girato tra Giamaica, Ghana, Giappone, Gran Bretagna e Stati Uniti, Marley racconta quel qualcosa in più di ciò che già conosciamo sul mito del reggae. Chi è Bob Marley? Perché ha avuto tanto successo e continua a esser ancora un punto di riferimento per generazioni sempre nuove? Com’era la sua famiglia? Cosa ha significato per la sua gente in Africa e in Uganda? Queste alcune delle domande da cui è mossa la curiosità del regista, che non si è limitato ad un collage di materiale già a disposizione ma ha cercato di rintracciare ogni piccola testimonianza, precedentemente trascurata, di chi ha avuto modo di conoscere un uomo prima e dopo di divenire leggenda e simbolo della rivoluzione sociale attraverso la musica. La famiglia stessa ha collaborato e messo a disposizione materiale privato, informazioni inedite e soprattutto, attraverso preziosissime conversazioni, il racconto intimo e commovente di quelli che sono stati i rapporti familiari con una personalità forte e proiettata al bene sociale.

Di origini miste, Bob sentiva di esser emarginato sia dalla parte bianca dell’isola che da quella nera. Pertanto arrivare alla sua gente con la musica divenne una missione personale. Nel sangue del cantante scorreva la rivoluzione, il bisogno profondo di riscatto sociale, di un popolo sottomesso, colonizzato e privato della dignità. La musica, il reggae e prima ancora la militanza Rastafari, diviene il modo per liberarsi dal sistema. Bob vedeva la musica come un commento sociale, un filo conduttore di pace. Macdonald ripercorre i primi 11 anni della carriera musicale con la band The Wailers formata da Bob con Peter Tosh e Neville “Bunny” Livingston, il quale conosceva Bob da quando erano bambini, per cui le sue rivelazioni diventano preziose considerando che, a quei tempi in Giamaica, non vi erano strumenti tecnici per documentare e il reggae ancora non era preso sul serio. Poi man mano il regista ripercorre tutto l’avanzare del successo sino a quando la figura di Marley diviene un’icona della lotta politica, una forza musicale del messaggio unificatorio.

La colonna sonora del film ripercorre 25 anni di carriera con brani originali indimenticabili, tra cui Get up Stand up, Corner Stone, I Shot the Sheriff, Stir it up, No woman no cry, One Love, Redemption Song, Concrete Jungle, War, selezionati direttamente dalla famiglia Marley. I brani sono tratti da classici registrazioni in studio o da live, tra cui l’interpretazione di Jammin dal concerto “One Love Peace” del 1978 , durante il quale Marley unì sul palco le mani dei rivali politici Michael Manley ed Edward Seaga, un gesto significativo in una Giamaica segnata dal debito e dalla povertà. Il suo grande desiderio non era quello di diventar famoso per fare soldi, ma per giungere in ogni angolo del mondo e con la musica unire tutta la gente in un unico mondo. Il reggae nasce da un’illusione ma Bob è riuscito a portare il ghetto ai piani alti: ecco la Leggenda di Bob Marley.

Patrizia Miglietta

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