Europa Creativa, solidità e crescita attraverso la cultura

Sostenere la capacità dei settori di operare a livello transnazionale, promuovere la circolazione transnazionale delle opere e sostenere la cooperazione politica transnazionale” sono gli obiettivi specifici di Europa Creativa, il programma realizzato dalla Commissione Europea per sostenere la crescita della cultura e dei settori, come quello audiovisivo, che la creano.

Un programma finanziario pluriennale che, dal 2014 al 2020, impegna l’UE nella strategia di Europa 2020 per raggiungere “una crescita europea, intelligente, sostenibile e inclusiva” in grado di coniugare la tutela dell’identità europea, attraverso la protezione e la promozione della diversità culturale e linguistica, con lo sviluppo produttivo.

E mentre a Bruxelles, in questi giorni, si discute sul futuro dell’Europa e sulla necessità di adottare strategie adeguate ed efficaci per il salvataggio dell’Eurozona tirando in ballo euro bond e scudi per attenuare livelli di spread, questo programma, che fonde le tre principali fonti di finanziamento europeo, come Cultura, MEDIA e MEDIA Mundus, ha già individuato nella cultura il suo euro bond: il volano di una crescita solida e in grado di creare e di rafforzare modelli di business.

Secondo, infatti, i dati dell’Osservatorio Europeo, l’Audiovisivo è il settore più in salute, più solido e più in crescita, meno gravato dagli effetti della crisi economica, ma anzi capace di incidere maggiormente sul PIL, di produrre occupazione e di avere ricadute positive sugli altri comparti dell’economia, come il turismo. I dati sono abbastanza chiari ed evidenti: nel 2008 rappresentava il 4,5% del PIL totale europeo e occupava il 3,8% circa della forza lavoro, mentre più di un milione di persone sono impiegate attualmente nel settore audiovisivo e rispetto al 2001 nel 2010 ha garantito l’occupazione di un 15% in più dei lavoratori. Inoltre, la sola industria delle pubblicazioni multimediali, inclusi i videogames, ha mostrato un 287% di aumento e anche il volume delle produzioni è cresciuto con notevoli differenze con l’industria statunitense. Se, infatti, negli Stati Uniti la produzione ha registrato un calo tra il 2007 e il 2008, passando da 909 a 759 produzioni, nell’Unione negli ultimi anni è passata da 710 nel 2005 a 879 nel 2010.

Il programma tuttavia, che ha stanziato 1,8 miliardi di euro ripartito tra un 15% destinato alla sezione transettoriale, un 30% alla sezione Cultura e 55% alla sezione MEDIA, prevedendo una crescita del 37% sul settennio precedente, presenta anche alcune sfide, che sono state mostrate nel corso di quattro panel del seminario Europa Creativa svoltosi presso l’Ufficio d’Informazione per l’Italia del Parlamento Europeo.

Per consentire un incremento della produttività del settore audiovisivo, e dell’industria culturale in generale, occorre, infatti, risolvere alcuni nodi, che vanno dal radicamento locale delle nuove imprese, alla capacità di creare e di innovare, alla transnazionalità delle opere, all’individuazione di nuovi strumenti finanziari, come quello creato dal Fei, per facilitare l’accesso al credito alle imprese e per migliorare la capacità degli istituti finanziari di valutare e assistere i settori culturali e creativi, alla creatività e ai criteri per definirla ed infine ad un uso diffuso del digitale e al suo impatto determinato nella produzione, con riferimento alla tutela del copyright e alla remunerazione delle opere e degli autori, nelle nuove modalità di fruizione e nella distribuzione delle opere, in considerazione dello switch off della pellicola previsto entro il 2014. 

Alessandra Alfonsi

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